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Thursday, December 28, 2017

Il nuovo anno che verrà

Mancano tre giorni a Capodanno ma non mi sento molto in vena di divertirmi.
A dir la verità, sin da bambina la fine dell'anno e l'inizio del nuovo mi dà un senso di tristezza che non mi fa capire la voglia delle altre persone di festeggiare. Mi trovo sempre a tremare, mentre gli altri, forzatamente, cercano di divertirsi facendo chiasso e facendo scoppiare i botti.
Il nuovo anno che verrà non so cosa ci porterà.
Mi viene semplicemente da sperare per me, per la mia famiglia, i miei famigliari e per tutti la salute, prima di tutto perché se c'è la salute si riescono a risolvere anche tanti problemi; poi la serenità, perché se si riesce a mantenere la serenità si possono vedere le soluzioni dei problemi; la pace nel mondo, perché solo la pace nel mondo dà a tutti la possibilità di sperare in nuovi inizi e nuove possibilità.
Ma nel cuore, avvicinandosi il Capodanno, sento un peso, un dolore silente, che evoca tutte le perdite subite, le fatiche fatte, le delusioni provate, i sogni spezzati, le illusioni distrutte.
L'anno che verrà chissà come sarà. Sarà un altro anno da vivere, sempre e comunque.
Ringraziando di avere la possibilità di viverlo.
Ecco:
Caro amico ti scrivo
così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano
più forte ti scriverò.
L'anno che sta arrivando
tra un anno passerà
io mi sto preparando
è questa la novità ....



Saturday, December 09, 2017

SOGNI, SOGNI ED ANCORA SOGNI

Oh, lo so, le persone non credono ai sogni, né alla loro capacità di trasmettere messaggi o, peggio, previsioni. Non sono medium, lo dico subito e non mi piacerebbe esserlo anche se in un ramo della mia famiglia c'è stato un medium; non sono veggente, anche se, in un altro ramo della mia famiglia, c'è stato chi, attraverso i sogni, vedeva le cose che accadevano o stavano per accadere.
Eppure, sin da bambina ho un forte legame con i sogni, il mondo dei sogni (e non dico quelli delle fanciulle che "sognano" il principe azzurro) e con il mondo dei defunti.
Il primo della lista fu Papa Giovanni XXIII; non ricordo, ovviamente (quando è morto avevo 8 anni) se lo sognai prima o dopo la sua morte. Era in mezzo busto, nel confine tra il nostro orto e l'orto di una nostra vicina; mi parlò, lo ricordo perché ricordo che le labbra si muovevano, ma, ovviamente, non ricordo quello che mi disse. Allora non avevo ancora l'abitudine di trascrivere i miei sogni. Ero bimba e solo due anni dopo presi l'abitudine di scrivere un diario.
Ma da allora, i sogni mi fanno capire se qualcuno sta bene, se ci sono o ci saranno problemi ..
Non sempre riesco a ricordare tutto per poterlo trascrivere e non sempre i messaggi sono chiari.
E mai, comunque, riesco a prevenire quello che potrebbe accadere ... semplicemente sogno le persone a cui possono accadere, io in punta di piedi mi metto in contatto con la persona in questione e solo parlandole capisco che qualcosa (malattie o lutti) è andato storto in quel momento nella sua vita.
Ecco, tutta questa premessa serve per capire che i sogni mi accompagnano da una vita, come accompagnano la vita di ognuno di noi.
Da anni tengo un quaderno, ormai più di uno, in cui trascrivo i miei sogni.
Alcuni li ho semplicemente disegnati e dal disegno mi ricordo esattamente il sogno.
Di alcuni conosco il significato, anche attraverso libri di interpretazione dei sogni.
Per esempio, il 4 giugno 2007 ho fatto il sogno della tigre, in cui io, alla fine del sogno, dicevo: Io sono la Tigre. E questo è il titolo del libro che ho pubblicato che riporta esattamente il sogno da me fatto.
Un sogno del 16 aprile 2008 aveva come protagonista mio suocero, deceduto il 3 gennaio 1979: eravamo in moto, io e lui e, in un paesaggio montagnoso tipo i canyon americani, correvamo su una strada e lui mi diceva: Luca non ha il senso dell'orientamento. Orientamento spirituale, ovviamente. Ancora, infatti, mio marito non accettava molto che gli raccontassi i miei sogni con i defunti.
E' del 20 settembre 2008, invece, il sogno che mi decretava la mia morte.
Avevo dei rotoli di papiri, erano 8; il nono lo consegnavo a mia figlia dicendole: E' il mio nono rotolo, durerà dieci anni.
Calcolando gli anni, venivo a sapere, così, che nel mio 63 anno di vita morivo o sarebbe accaduto qualcosa che mi avrebbe cambiato la vita.
Ora, nei sogni la morte assume vari aspetti ed in senso spirituale nella nostra vita proviamo tante morti e tante rinascite.
I mistici Rosa-Croce dicono che la nostra vita si snoda e muta ogni sette anni; ogni multiplo di sette nella nostra vita accade qualche cosa, un cambiamento (che potrebbe essere riconosciuto come morte) che porterà qualche novità (rinascita).
I multipli di sette, ovviamente, li conosciamo tutti, sono le tabelline: 7, 14, 21, 28, 35, 42, 49, 56, 63, 70; quindi, allo scadere di un multiplo, accade qualcosa nella nostra vita.
A tutti possono venire in mente le cose più ovvie e naturali: a sette anni si inizia la scuola, a 14 inizia l'adolescenza, a 21 per noi fino a 40 anni fa c'era la maggiore età ... e così via.
Sapevo che mi sarebbe successo qualcosa nel mio 63esimo anno di vita; pensavo al mio compleanno e attendevo il mio compleanno per svelare a mia figlia il mio sogno, perché pensavo che solo dal giorno del mio compleanno, il 29 maggio 2018, potesse accadermi qualcosa.
Non avevo calcolato, invece, che il mio 63 anno iniziava già il giorno del mio 62esimo compleanno che è caduto il 29 maggio 2017.
Questo anno l'ho passato con il mio migliore amico, la persona a cui ho voluto bene per ben 48 anni; quando mi parlava, nella sua depressione, della sua prossima morte e mi diceva del testamento che voleva fare, io gli rispondevo che io avevo le prove che sarebbe accaduto prima a me.
Gli avevo svelato di avere avuto una premonizione sulla mia morte, ma non gli avevo detto nulla circa la data; glie lo avrei detto dopo che quella data fatidica fosse passata.
Invece, se n'è andato prima lui. E questo, per me, ha significato un po' la mia morte.
Infatti, ogni volta che muore una persona a noi cara è come se un po' morissimo anche noi ed ogni volta, per sopravvivere, dobbiamo imparare a rinascere, a fare di necessità virtù per sopportare il dolore e la fatica della separazione.
Gli avevo promesso che gli sarei stata vicina sempre, comunque; sapeva che su di me poteva contare anche per stare vicina a sua madre. Non glie l'ho promesso, perché di questo non ne parlavamo, ma ora è come se lo avessi fatto e l'affetto che provo per quella donna è veramente forte; ognuna di noi, ora, quando ci guardiamo, vede nell'altra colui che se n'è andato e devo combattere per non farla commuovere, cercando di distrarla come posso.
Ecco, per arrivare al 29 maggio, mio prossimo compleanno, devono passare ancora dei mesi e non so cosa mi aspetta. A dir la verità non mi importa nemmeno.
Continuo a sognare il mio amico; la notte scorsa camminava per la via principale del paese dove abito, camminava con le sue gambe, speditamente e, quasi, mi stupivo di trovarlo lì. Ma quando li sogniamo ben vestiti, senza più le loro malattie, vuol dire che stanno avanzando nella loro evoluzione e stanno dimenticando le fatiche provate quaggiù.
Quindi oggi è una buona giornata.

Tuesday, November 28, 2017

AUGURI MARY

Nella nottata ho fatto un sogno molto complicato.
Ero alla festa di compleanno di una bimba a cui facevo da baby-sitter (nel sogno non si vedeva ed i genitori erano persone sconosciute); aspettavo di vedere la torta per poi andarmene, ma a quella festa c'erano anche mio padre e mia madre. Mi accorgevo che la casa era di mia sorella Mary e su uno schermo c'era un film che a guardare bene era, in realtà, un filmino con episodi della nostra vita famigliare. Dicevo a mia sorella come faceva ad avere quel filmino e lei mi rispondeva che mio fratello Ettore aveva raggruppato tutti i filmini in un cd ed io le dicevo che dovevamo duplicarlo per averlo tutti. Improvvisamente mi ritrovo dentro al filmino, in un posto all'aperto a Noceto o forse Fontanellato (paesi legati a mia madre) dove mio fratello Ettore presentava uno spettacolino a cui avevo partecipato anche io cantando. Aspettando di vedere se c'era anche la mia esibizione, mi guardavo attorno e scorgevo alla mia destra un canale molto largo pieno di acqua su cui era un ponte di legno. Nell'acqua camminavano delle persone ed io dicevo che il canale era pericoloso per i bambini che, comunque, camminavano anche loro nell'acqua.
Allontanandoci da quello spiazzo per avviarci alle macchine, mio padre diceva che voleva andare a trovare "i ragazzi" intendendo i tre figli di mia sorella Mary ed io mi offrivo di accompagnarlo, mentre mia cognata, la moglie di Ettore, mi accusava di qualcosa.
Ma il mio pensiero era di accompagnare mio padre da mia sorella.
Oggi è il compleanno di Mary e così, sono convinta, mio padre e mia madre le volevano fare gli auguri.

Friday, November 24, 2017

Il peso dei ricordi

Due mesi fa è successo tutto, all'improvviso.
Era domenica e come tutte le domeniche sono venuta alla mattina per aiutarti a prepararti per la giornata che ti aspettava. Abbiamo passato un paio d'ore, aiutandoti a vestirti; avevi programmato la visita a tua madre e poi il pranzo, con gli amici per cui avevi prenotato il ristorante.
Quando sono arrivati, ci siamo fermati a chiacchierare una decina di minuti; ti hanno fatto i complimenti per la sala rinnovata poiché l'ultima volta che erano venuti a trovarti ancora i lavori non erano stati fatti. Poi ci siamo preparati per uscire; era una bella giornata, ancora calda. Sei uscito a piedi da casa tua, mentre io aiutavo a mettere la carrozzina in auto di Matteo.
Eri contento, sereno, come sei stato sereno gli ultimi quattro giorni precedenti.
Ho chiuso le porte, ci siamo diretti al cancello, sei salito in macchina ed io vi ho salutati.
Quattro ore dopo, alle 14 e 35 ricevo la telefonata di Tino che mi dice di correre al ristorante perché eri svenuto e non rinvenivi. Mentre ero in auto, al massimo dieci minuti dopo ricevo un'altra telefonata: per fortuna c'era un medico, al ristorante che ti ha praticato immediatamente, in attesa del 118, il massaggio cardiaco.
Quando sono arrivata era già arrivato il 118 e ti stavano facendo ancora il massaggio cardiaco, dopo aver usato il defibrillatore.
Solo alle 15 e 15 o poco più dopo sono riusciti a stabilizzare il battito cardiaco per poterti trasportare.
Ma già avevamo capito: eri stato troppo tempo in arresto cardiaco.
Il tuo orologio automatico si è fermato con il tuo cuore, alle 14 e 35.
Per quattro giorni sei rimasto in rianimazione ma non c'erano speranze, dopo che la tac e l'elettroencefalogramma avevano dato esito negativo.
Ecco, sono ancora qui a domandarmi come  sia stato possibile che nessuno abbia capito che era il tuo cuore ad avere bisogno di sostegno; tutti gli esami del sangue, tutte le diagnostiche fatte per più di un anno non avevano dato nessun segno di sofferenze diverse.
Era il  cuore che non batteva regolarmente e ti causava la pressione bassa ed una stanchezza infinita mentre la tua psiche ti distruggeva ogni voglia di reagire.
Ecco, tutto succedeva due mesi fa.
Come farò a dimenticare e ad accettare la tua partenza non lo so.
Ma devo farmene una ragione, non potevo combattere una battaglia che tu stesso non riuscivi a fronteggiare. Ognuno di noi deve affrontare la propria vita da solo,  nonostante la fortuna o meno di avere vicini amici ed affetti;  la strada, a volte, è tracciata.
E' inutile porsi delle domande, ormai.
Ma eri, sei stato e sarai sempre nel mio cuore.
Ci vorrà tempo ma prima o poi riuscirò a pensarti senza sentire il peso dei ricordi.

Tuesday, November 21, 2017

LE FERITE DEL TEMPO

O le ferite che il tempo non aggiusta.
Si dice che con il tempo passa tutto, passano i guai, i pensieri; il tempo, si dice, rimargina tutto.
Non è vero.
Il tempo passa, nonostante tutto, ma alcune ferite non si rimarginano mai, le perdite subite non diventano più lievi.
Le foglie che se ne vanno non fanno posto, nella nostra vita, a nuove foglie; quello che hanno lasciato al loro passaggio rimane e ritorna in mente, sempre, in ogni momento.
Per ogni foglia che se n'è andata, c'è una foglia appesa alle mie tende di casa, ognuna con un nome.
Ma il tempo non cancella e non lenisce la grande ferita lasciata.
Solo, la vita continua, le occupazioni quotidiane ci portano via tempo e spazio ed a volte riusciamo a non pensare.
Ma poi, improvviso, quel dolore lacerante, quel pugno nel stomaco ritornano, si fanno sentire e ci riportano indietro a quando sono iniziati.
Il tempo, ogni volta che una persona amata ci lascia, si congela a quell'ultimo momento, a quell'istante in cui avremmo voluto e potuto dire qualcosa ancora; il tempo si congela, si ferma, si ferma il respiro, si ferma il pensiero e si vorrebbe che quell'istante fosse stato un po' più lungo o che potesse ritornare.
Ma quello che è stato non ritorna, se non nei nostri pensieri, nei nostri ricordi.
E ci domandiamo se le cose potessero essere diverse, se avessimo potuto fare qualcosa di diverso, di più importante.
Ma i se non hanno senso, questa è la vita: occorre viverla in quel momento, in quell'istante, in questo momento, in questo istante perché poi non tornerà indietro.
Ed allora occorre dedicarsi con ancor più dedizione a chi resta, a chi ci sta vicino, a chi ha ancora bisogno di noi, anche solo per un abbraccio, per un bacio, per una parola.
Questa è la vita, senza togliere nulla a chi ha vissuto con noi un pezzo, breve o lungo che sia, di strada.

Thursday, November 09, 2017

RICORDI?

Spero veramente che, adesso, ti ami un po' di più, come dice una canzone di Zucchero.
Spero veramente che, adesso, tu capisca la tua vita.
Spero che ti ami meglio di quanto sia riuscita a fare io ...
Spero che ti ami, con tutte le unghie ...
Ti abbiamo amato, ti abbiamo voluto bene eppure  non ti bastava; non ti bastava il tempo che trascorrevamo insieme, non vedevi l'attimo che fuggiva, non afferravi il senso della tua e della nostra vita. Stavamo insieme, facevamo delle cose insieme, ma non ne afferravi l'importanza.
Sono felice di averti costretto di organizzare la cena di S. Giovanni, nonostante il giorno prima abbia dovuto chiamare il 118 per un tuo svenimento prolungato ed un risveglio che non mi piaceva.
Sono felice di averti costretto di organizzare la cena del 22 luglio, con tanti dei tuoi amici; eri felice di organizzare il menù, di fare la spesa, di mettere in forno i fichi preparati da te.
Vi ho lasciati a tavola imbandita, fuori, nel tuo giardino e me ne sono andata, quella sera. Volevo che tu godessi della loro compagnia, semplicemente.
So, adesso, che avevi, come sempre, lo sguardo rivolto altrove, facendoti sempre le solite domande, senza godere di quello che avevi davanti.
Tante volte ti ho rimproverato di mangiare a testa china, senza alzare lo sguardo verso chi ti sedeva vicino; ti rimproveravo di non godere della vita e tu mi chiedevi scusa perché mi facevi arrabbiare.
Ti rispondevo che non ero arrabbiata, che non dovevi chiedere scusa a me ma a te stesso perché ti uccidevi dentro.
Penso e ripenso alle ore, alle giornate, alle sere passate insieme; penso e ripenso ai discorsi che facevamo, alle cose che ci siamo detti; quante volte ti ho detto che avevo la sensazione di non riuscire ad essere utile, di non riuscire ad aiutarti ad uscire dai tuoi pensieri distruttivi.
Ma, amico mio, nonostante le fatiche fatte, nonostante il dolore che provo per averti perso, sono ancora qui a dirti che non uscirai mai dal mio cuore.
Ti sarei stata ancora vicina, ancora per altro tempo, per tutto il tempo che sarebbe occorso per riportarti a sentirti come eri una volta.
A noi non interessava che tu tornassi "il Roberto di sempre"; tu ERI il Roberto di sempre, solo con qualche difficoltà ... e gli amici, che amici sono se si allontanano quando le giostre si fermano? Gli amici, quelli veri, stanno insieme, anche quando la festa è finita e tanti ti hanno dimostrato che c'erano, nonostante tutto ...
Ho tanti ricordi di questi ultimi tre anni, da quando hai ricominciato a chiamarmi; in tutti gli anni della nostra lunga amicizia ero io a chiamarti, a telefonare a tua madre per sentire come stavate. Tu ti facevi vedere solo quando volevi tu, al ritorno da un viaggio o per passare una serata mangiando il gelato che ci portavi. Poi hai ricominciato a chiamarmi tu ed hai iniziato a parlarmi dei tuoi problemi. Ed io ho iniziato a venirti a trovare, stando con te sempre più tempo; quando eri in ospedale, durante i tuoi vari ricoveri .. fino a che sei andato in residence ed io ho passato con te tutto il giorno, seguendo le tue esigenze, aiutandoti nelle cose spicciole quotidiane. Abbiamo passato insieme tutte le feste primaverili dalla Pasqua in poi; tutti i sabati, tutte le domeniche.
I tanti ricordi che ho delle nostre giornate sono gli aperitivi presi nei posti che ti piacevano, gli acquisti fatti insieme, i lavori fatti sotto le tue disposizioni in casa e nel tuo giardino; i menù cucinati insieme, le trasmissioni di cucina guardati insieme, le passeggiate al parco ed in cittadella. Tenevo, qualche volta, la mia macchina fotografica, ma non ho mai pensato di farti una foto; semplicemente, mi piaceva guardarti nei pochi momenti di serenità che ti concedevi, guardando una rosa o solo godendo dell'aria fresca. Ti ricordo nel tuo giardino, seduto sulla poltrona di bambù che ti avevo messo all'aperto, mentre leggevi il giornale ed io controllavo i kiwi. Ecco, mi dispiace non averti fotografato in quel momento, sembrava tutto normale, sembravi un "signore di campagna" che si godeva un momento di relax.
Questi sono i ricordi che  rimarranno sempre, nella mia mente e nel mio cuore.
Sono contenta di esserti stata vicina per tutto questo lungo periodo.
E nonostante le lacrime, ho il sorriso sulle labbra .....
Zucchero dice: fatti un bel pianto, datti un addio ... torna il ricordo ... mi ritorni in mente, per sempre.

Thursday, November 02, 2017

L'ultimo minuto di vita

http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/vaticano-morte-celebrale/quando-vita-finisce/quando-vita-finisce.html

Ripensando a al mio grande amico, deceduto il mese scorso, mi sono fatta delle domande.
Le domande che tutti si fanno e cioè se si è fatto tutto il possibile, se fosse stato possibile riaverlo in vita, se .... se ...
Ecco, le risposte le ho trovate in questo articolo: i medici della rianimazione delle Molinette di Torino mi hanno dato un po' più di serenità.
Una cosa è certa: Roby non avrebbe voluto essere prigioniero di un corpo che respirava solamente ...



Wednesday, October 18, 2017

MESSAGGI

Sarebbe importante ricordare i messaggi quando si ricevono ... mi succede sempre così: sogno, mi sveglio di soprassalto, mi dico che mi devo ricordare, convintissima che il sogno me lo ricorderò molto bene.
Poi mi riaddormento ed alla mattina, con rabbia, devo confessarmi che non ricordo il messaggio.
Ho sognato il mio amico, mi ha detto di portare qualcosa alla madre e poi abbiamo parlato anche di altro. Ma non ricordo cosa dovrei portare alla madre ....
Mi dico sempre che devo tenere una pila, una agenda ed una biro accanto al comodino.
Ma sul mio comodino ci sono sempre tante di quelle cose che non ho nemmeno il posto per un foglio ed una biro ... me li dovrei mettere sotto il cuscino.
Però sono felice di constatare che Roberto abbia imparato in fretta a comunicare.
"Loro" ci sono, ci sentono, ci vedono, ci osservano ...

Thursday, October 12, 2017

CANALI APERTI

Due settimane fa se n'è andato il mio amico, in silenzio, senza un saluto.
Le persone che più ho amato, se ne sono andate tutte così, in silenzio, senza un saluto: mio padre, mia madre, un altro caro amico ed ora anche Roberto.
Sono stata un po' con lui, gli ho preso la mano, gli ho accarezzato un braccio e lui l'ha mosso, ha aperto leggermente le labbra nonostante il respiratore, ha spalancato le palpebre. L'infermiera ha detto che erano solo riflessi condizionati.
Non lo so e comunque sapevo che non avrebbe voluto rimanere prigioniero di un corpo senza essere in grado di muoverlo, di parlare, di esprimersi.
E gli ho sussurrato: "Se sei stanco, vai, Roby, vai .."
Sono rimasta lì forse due ore, poi dovevo tornare a vigilare gli operai che stavano lavorando a casa sua e sono andata.
Dieci minuti dopo mi hanno telefonato: Roby non c'era più.
Sapevo che era quello che avrebbe voluto, ne avevamo parlato non direttamente per lui ma conoscevo il suo parere.
Con lui parlavo anche dei miei sogni e ne avevamo parlato con un altro amico.
Ma Roby era scettico sul fatto di poter avere o meno dei contatti con altri mondi.
Eppure ...
Erano passati solo tre giorni dal suo funerale.
In sogno ha visitato il nostro amico e gli ha detto: "Telefona a Liliana".
Michele si è svegliato, quasi di soprassalto. Mi ha raccontato che aveva avuto la sensazione di averlo proprio vicino, di averlo visto e quasi di poterlo toccare.
Mi ha raccontato, poi, di essersi riaddormentato e, stranamente da quello che gli succede normalmente, di essere ritornato al sogno precedente ed ancora Roby gli ha detto: "Telefona a Liliana".
Non è strano che Roby abbia parlato di me con il mio nome intero: mi presentava sempre così, come Liliana perché, mi diceva, gli sembrava di darmi maggiore considerazione, nonostante gli dicessi che il mio nome per intero io lo uso solo quando voglio mantenere distacco.
E, comunque, dopo solo tre giorni dal suo funerale, ha imparato immediatamente come comunicare nel mondo sottile.
Tre giorni dopo, il 6 ottobre, io l'ho sognato: non ricordo il contesto, ma Roby mi chiedeva qualcosa per "digerire" ... l'arresto cardiaco l'ha avuto proprio dopo un pranzo in cui non aveva rinunciato a nulla, persino alla trippa ed un bicchiere di vino, lui, astemio ...
Ed io, nel sogno, gli rispondevo: Anche io ho bisogno di "digerire" ... la tua malattia, la tua rinuncia, la tua partenza ...
Ecco quello che possono fare i canali aperti: farci "vedere", "sentire", "toccare" chi non è più per poter continuare a dialogare con loro.

Friday, September 15, 2017

VISITATORI

Ci sono periodi dell'anno in cui certe presenze, certi visitatori della notte, si fanno sentire maggiormente. Durante il giorno devo occuparmi dei vivi, gatti, cani e degli impegni di lavoro e casa ma ho la testa piena di altro ...
Pensieri e ricordi mi affollano la mente, eppure non ho quasi più tempo per scrivere sui miei blog   (questo e quello di Progetto Koala) e nemmeno tempo per scrivere il mio libro, il più importante, quello che parla della mia famiglia.
Ma la notte mi riporta alle persone a cui ho voluto bene, che, lo so, mi hanno voluto bene.
Si fanno vedere, si fanno sentire, mi prendono per mano e mi riportano agli affetti, mi fanno dimenticare gli affanni, mi tolgono le paure.
Quando mi sveglio, mi dispiace di essermi svegliata perché avrei voluto continuare a vedere i loro occhi, guardare i loro sguardi, raccogliere le loro parole, i loro sorrisi.
A volte mi chiamano, a volte mi abbracciano, a volte mi stringono la mano per confortarmi, per portarmi, forse, con loro, oppure per salutarmi e lasciarmi ...
Affetti che non dimentico, mai.
Ricordi che riaffiorano.
E sogni che mi rinfrancano ...

Saturday, December 03, 2016

Amicizia ed amore

Quando ero giovane credevo tanto all'amicizia.
Con il mio amico del cuore ci dicevamo sempre, durante le nostre passeggiate, che l'amicizia tra uomo e donna può esistere senza diventare amore; eravamo convinti che nulla ci avrebbe mai separato e ci promettemmo che mai a nessuno e a nulla avremmo dato il potere di dividerci, comunque fosse andata la nostra vita.
Allora avevamo io 14 anni e lui 17.
Tre anni dopo però, l'amicizia si trasformò in amore.
Lui fu il primo ad accorgersene e fece fatica a confessarmelo.
Fu una sera, accompagnandomi a casa, che mi accorsi che qualcosa stava cambiando ma lui non mi volle dire nulla. Sapevo che c'era qualcosa che non andava, non era spontaneo come sempre ed era più restio del solito a tirare fuori qualche parola.
Quella notte non dormii; mi feci la convinzione che si fosse innamorato, non di me, ovviamente e la cosa mi terrorizzava. Non ho mai avuto amiche femmine e so di non piacere a loro.
Quindi ero convinta che se fosse stato innamorato di qualcuno, quel qualcuno ci avrebbe diviso.
Mi era passata per la mente la possibilità che si fosse innamorato di me, ma la visione che avevo di me stessa, struccata, sfarfugliata, scapigliata, con abiti sempre di qualcun altro nel vero senso della parola perché indossavo abiti di seconda mano, ecco tutto questo mi diceva che non potevo essere attraente. In più, secca com'ero, non ero nemmeno avvenente.
Quindi quella notte, convinta di averlo perso, piansi.
Fu forse il giorno dopo che, al telefono, dopo esserci visti durante il pomeriggio, lo obbligai a dirmi cosa c'era che lo impensieriva.
E me lo disse. Mi disse che ero la prima "donna" a farlo sentire "uomo".
Si era innamorato di me, insomma.
Dovetti impiegarci un po' per assorbire la notizia e rendermi conto che .. sì ... anche il mio sentimento era cambiato.
Ma non fu semplice il nostro rapporto di coppia; io non ero del tutto pronta a controllare le mie emozioni, non sapevo come comportarmi e persino un bacio mi faceva paura, mi sembrava di non poter controllare nulla per la forte sensazione che anche solo il tenerlo per mano mi causava.
Per me era molto importante il controllo, il controllo della mia vita, il controllo delle emozioni, delle sensazioni ...
Con l'età ho imparato a non controllare più nulla di quello che viene dettato dal cuore.
 E con l'età, l'amicizia ha assunto un aspetto meno importante, rispetto a tutto il mondo differenziato di emozioni, di affetti che ci circonda.
Gli amici vanno bene per una passeggiata, per un pranzo in pizzeria e poi e poi ...
Ho sempre avuto la casa piena di gente, persone con cui ho condiviso un pezzo di vita, ma non ha più così tanta importanza come aveva in età giovanile.
Gli amici spesso non sanno chi si trovano di fronte e d'altra parte anche loro si sbottonano poco; l'intimità è altra cosa.
Una volta ho dormito in un rifugio di montagna con un amico a fianco; ma l'intimità che sentivo, nonostante fosse solo amico, non era dovuta al fatto che dormivamo sotto lo stesso tetto e nello stesso letto. L'intimità di quella notte fu nel guardare lo spettacolo di un laghetto ghiacciato, dove si specchiava la luna piena e a cui era approdato, verso l'alba, un gruppo di camosci. Parlammo tutta la notte guardando quello spettacolo naturale, parlammo, non ricordo nemmeno di cosa, ma il buio della notte se ne andò ...
Ecco, l'intimità non è spogliarsi dei vestiti, fare la doccia nello stesso bagno, farsi lavare i capelli o la testa .. l'intimità è qualcosa di profondo, che scopre l'anima.
Avevo un amico del cuore, a cui ho aperto la mia anima ma ora non ci sarà mai più chi possa aprire quella porta.

Wednesday, November 30, 2016

MEMORIE

Il racconto "Sciogli il drago - La settima figlia" sta procedendo.
E' incredibile come, nel ricordare, più scrivo e più mi arrivano i ricordi, freschi, fervidi come se fosse tutto accaduto ieri.
Ricordo come fosse ieri il mio primo spettacolo in Viva la Gente.
Era stato il pianista del gruppo a chiedermi di entrare a farne parte e subito, alla prima riunione a cui partecipai,  prima ancora di presentarmi disse subito che voleva assegnarmi quattro canzoni. Le ragazze presenti alla riunione, senza sapere chi fossi io, senza sapere che la persona di cui Andrea stava parlando ero io, si ribellarono; erano da più tempo all'interno del gruppo, spettava a loro avere delle canzoni da solista, non era giusto che quattro canzoni venissero date così, ad una ragazza che entrava allora.
Si ammutolirono quando Andrea mi presentò; si ammutolirono per la figuraccia fatta, non certo perché io avessi una presenza imponente o altro.
Certamente io pensai che nessuna di loro sarebbe mai diventata amica mia.
Ma Andrea ed i musicisti, compreso mio fratello Gian Pietro, presero gli strumenti e mi fecero cantare una delle canzoni che avrei cantato.
Alla fine, una delle ragazze si avvicinò e mi disse che avevo stravolto la canzone e l'avevo resa più bella; risposi semplicemente che era così che Gian Pietro me l'aveva insegnata a casa, quando doveva provare la partitura.
Al mio primo spettacolo, a Basilicagoiano, ero molto preoccupata.
Dai tempi della mia seconda media, quando la mia insegnante di italiano mi aveva dato 2 sul "5 maggio", non riuscivo più a ricordare una poesia a memoria; quando provavo le canzoni degli spettacoli con Gian Pietro, per sicurezza tenevo sempre i testi davanti.
Ma io sapevo tutte le canzoni a memoria ....
C'era una canzone, per lo spettacolo di Basilicagoiano, che mi preoccupava: si intitolava "Cenere".
L'avevo sentita solo una volta a casa di uno dei chitarristi, era stata tradotta dall'inglese, era molto difficile e temevo di non ricordarne il testo, troppo impegnata a memorizzarne la musica, gli attacchi, l'armonia ...
Durante lo spettacolo, mi ripetevo le parole che avevo scritto su un palmo della mano.
Durante una coreografia, uno dei ragazzi, vedendomi preoccupata, mi disse: "Non preoccuparti, la sai ... vedrai che la sai ..."
Vedere la sua completa fiducia in me, fece sì che non dimenticai assolutamente nessuna parola di quella canzone, come delle altre.
Roberto non sapeva, e forse non saprà mai, quale miracolo aveva fatto ...

Tuesday, November 29, 2016

VAMPIRI PSICHICI O PREMONIZIONI?

Da qualche tempo sogno figure nere:
Una notte ho sognato una donna tutta vestita di nero, velata che prendeva per mano un bambino, strappandolo a me; un'altra notte un uomo vestito di nero; una notte ancora un bambino incappucciato, tutto vestito di nero, si piazzava su Luca addormentato a letto e diceva: Mestizia, tristezza, mestizia.
E probabilmente altri sogni non so se sono mie paure o altro.
Due notti fa ho sognato di essere in una casa di due stanze, misera, molto povera in stile inglese ai tempi di Robin Hood, con molto legno ma veramente povera; c'eravamo io, mia madre (morta da 4 anni) e mio fratello più giovane bambino.
Le sedie su cui sedevo mi si rompevano tutte, erano di vario stile e continuavano a rompersi e mentre lo dicevo a mia madre qualcuno bussava alla porta; l'atmosfera era triste, come se attendessimo qualcuno cattivo. Avevamo paura. Io chiedevo: "Chi è?" e la risposta fu "Io".
"Io chi?" "Sono io".
Una voce maschile, non amichevole, minacciosa, con un tono basso, quasi un sussurro.
"Sono del Murazzo".
Io gli dicevo: Non abbiamo bisogno di nulla.
E lui rispondeva: Va bene.
Ma intanto cercava di scardinare la porta.
Io chiudevo i due catenacci della porta, una porta di legno, veramente vecchia o antica.
Dicevo alla mamma di chiudere tutte le finestre, che erano piccole ed avevano degli scuri di legno all'interno.
Dicevo alla mamma di chiamare il 113 e la voce, fuori dalla porta diceva:
"E' solo un avvertimento".
Mio fratello, diventato grande, si nascondeva per la paura.

Fra tutti i significati trovati nei riferimenti (casa = profitto, sicurezza; seggiola = frivoli onori) ho trovato interessante quello della porta = sfondata denota morte di un abitante della casa.
Io, nel sogno, non ho permesso che la porta venisse sfondata, ma è anche vero che la voce diceva che era solo un avvertimento.
 

Sunday, November 20, 2016

SOGNI

I sogni son desideri, dice la canzone di Cenerentola.
Per me sono sempre altro: premonizioni, avvertimenti, visioni ...
Da parecchio tempo sogno un amico, sempre circondato da tantissime persone, la casa piena di gente, in confusione.
Questa notte ho sognato, come al solito, la sua casa piena di gente, di "amici"; la tavola imbandita con tanti piatti pieni di uva e tutti gli amici seduti un po' a tavola, un po' sulle poltrone mangiavano uva bianca e rossa.
Io mi guardavo attorno e dopo un po', senza mangiare, mi alzavo da tavola e dicevo che me ne andavo.
Una ragazza diceva una frase in dialetto; io tornavo indietro e chiedevo chi aveva parlato e cosa aveva detto.
"Quando ci sei tu noi siamo ...."
Non ricordo la parola ma il significato era che, comunque, davo fastidio.
"Per questo me ne vado" rispondevo ed uscivo dalla casa.



L'uva significa profitto, mangiarne significa trarre profitto.
Io non ho mai approfittato di nessuno, figurarsi di un caro amico.
Per questo mi sono alzata da tavola; per questo non sono mai diventata ricca.
E mi sta bene così.


Wednesday, November 16, 2016

Vampiri psichici

Non so se accade quando si è molto carichi di energia o quando ci si sta scaricando un po'.
Fatto sta che ci sono vampiri psichici che agiscono nella vita quotidiana e nei sogni; si appropriano della nostra energia, se la mangiano, la ingurgitano e ci lasciano spossati.
E' vero che nell'ultimo mese mi sento scaricata, per tanti piccoli e grandi impegni, lavorativi e non.
Nell'arco degli ultimi quindici, venti giorni, mi sono arrivati dei sogni un po' inquietanti.
Il primo è stato, inizialmente, piacevole, un abbraccio coinvolgente di una figura non meglio definita che piano piano si è trasformata in un'ombra; l'abbraccio si è trasformato, via via, in un abbraccio morboso, che non mi lasciava respirare; mi sono divincolata da quell'abbraccio con fatica.
Il secondo era una donna, completamente vestita di nero, velata, con guanti neri ed abito lungo che arrivava e si portava via un bambino a me dato in custodia.
Il terzo, due notti fa, un bambino vestito tutto di nero, incappucciato, si è inginocchiato addosso a Luca dicendo queste parole, in un sussurro da incantesimo: Mestizia, tristezza, mestizia ...
In tutti e tre i casi, io ero in camera mia, coricata nel letto con a fianco Luca.
L'unico modo che ho avuto per mandare via le ombre è stato divincolarmi, urlare ... e svegliarmi, con quell'urlo che nella mia testa avrebbe dovuto risuonare per tutta la casa ed invece era solo un bisbiglio.
Tanto che ho dovuto svegliare Luca scuotendolo.
O il velo tra i due mondi è ancora molto sottile ed io lo percepisco, o qualcuno mi vuole mandare qualche messaggio.
In ogni caso, mi auguro che non sia di auspicio negativo.

Sunday, November 13, 2016

IL VIAGGIO

Mi sono ritrovata a parlare di viaggio, con una persona che non conoscevo.
Io non conosco lei e lei non conosce me.
Con noi c'era un altro amico, che ha fatto viaggi con questa persona.
Persino il mio amico, mi pare a volte che non mi conosca.
Discorrendo, ho detto che ora a me non interessa più viaggiare.
Sto volentieri a casa, ho una casa, con troppi animali, molto impegnativa; ho una famiglia; ho subìto un tamponamento, alcuni anni fa, che mi ha distrutto il collo e la schiena e, quindi, se devo viaggiare devo farlo in situazioni comode, in treno con sedili ultra comodi, in macchina con la sicurezza di fare tappe. In pulman non se ne parla proprio.
Questa persona ha ribadito che per lei viaggiare è bello e non ci rinuncerebbe mai.
Il mio amico di una vita, che dovrebbe conoscermi, ha detto con un tono che non mi è molto piaciuto: "Eh, ma lei (riferendosi a me) non ha mai viaggiato ... se non in Francia"
Come dire: povera mentecatta (tra parentesi ..).
Sul momento mi sono limitata a rispondere: ".. anche in Inghilterra ..."ma non ho insistito.
Poi ho avuto modo di continuare il discorso con l'altra persona ed ho ribadito che sono stanca di viaggiare, ho fatto 7 anni consecutivi a viaggiare in roulotte per la Francia soggiornando tre settimane ogni anno; sono andata due volte in Inghilterra soggiornando nei b&b, ho viaggiato molto per l'Italia spostandomi in roulotte e soggiornando in campeggio, per lavoro e per vacanza, in lungo ed in largo.
Quindi, alcune considerazioni:
Primo: amico caro, perché con presenti altre persone mi releghi in un ruolo non mio?
Secondo:
Per me il viaggio non è andare 8 giorni in Sudan, con viaggio organizzato, in comitiva, per poter tornare e dire di conoscere il Sudan; non è "viaggiando" con viaggi organizzati, magari anche stando due settimane, soggiornando in alberghi, girando in comitiva vedendo quello che l'agenzia ti vuole far vedere che puoi dire di aver girato il mondo.
Non è prendendo un aereo e poi muovendosi con mezzi organizzati che puoi dire di conoscere o aver conosciuto un popolo od un paese.
Altro modo di viaggiare è quello di un mio nipote che, zaino in spalla, dorme in ostelli, fa l'autostop oppure prende a noleggio un'auto ed ospita altri viaggiatori oppure prende i mezzi pubblici e viaggia con la popolazione, con le stesse ristrettezze e le stesse scomodità perché di denaro ne porta sempre poco con sé.
E poi ...
E poi ...
Ne vogliamo parlare seriamente?
Il "viaggio" vero non è quello che si fa per scappare: scappare da se stessi, scappare da situazioni che non piacciono, scappare dalla solitudine o da una vita che non piace ...
Il VIAGGIO più importante della propria vita è quello che si fa dentro se stessi.
Le domande che ci poniamo a cui non vogliamo dare risposte, le emozioni che ci spaventano, i sentimenti da cui vogliamo scappare troppo spesso sono le motivazioni che spingono certi "viaggiatori"  a "girare per il mondo" senza comprendere che, tanto, prima o poi, torneranno a casa e ritroveranno esattamente le stesse domande senza risposte, le stesse emozioni nascoste, gli stessi sentimenti non espressi.
Sinceramente, non provo più alcun  interesse a viaggiare o per lo meno, alla mia età, se viaggio è solo per incontrare persone vere e luoghi già visti di cui ancora scoprire gli angoli più nascosti.





Saturday, November 12, 2016

L'anima in fondo al cuore

Ci sono giornate in cui sento l'anima in fondo al cuore.
Anche senza motivi precisi.
Sono felice di quel che sono diventata, nonostante il mio carattere sia un po' cambiato negli anni.
Da ragazza ero molto più felice, nonostante la felicità sia qualcosa di molto fragile, fuggevole.
Ma mi bastava veramente poco per esserlo.
Il mio ottimismo non l'ho perso anche se in qualche giornata lo ritrovo un po' appannato.
Mi basta ancora poco per ritrovare il sorriso: una passeggiata in mezzo ai campi, con i miei cani; una carezza corrisposta da uno dei miei gatti; un bambino che gioca; un bimbo che mi corre incontro con un sorriso.
Ma la cosa che veramente mi rende felice è la consapevolezza di essere ancora capace di emozioni, di sensazioni; essere capace di amare.
Non ha importanza il tipo di amore, per una persona, per un bambino, per la natura.
Essere capaci di amare è la sensazione più forte che la vita ci possa riservare.
Essere corrisposti (da una persona in particolare) non è poi così importante.
Il cuore si riempie di sensazioni che noi lo vogliamo o meno.
Il cuore batte che lo si voglia o meno, l'emozione di sentire battere forte il cuore è una sensazione che ci fa sentire vivi, non importa quale sia la nostra età anagrafica.
Il cuore batte forte e basta.
Ecco, essere arrivata alla mia età ed essere ancora capace di dare importanza al cuore è la più grande emozione che la vita mi possa far vivere.
E pazienza se qualche volta l'anima si ritrova in fondo al cuore.
Il cuore batte e la farà rivivere.

Wednesday, November 09, 2016

USA NEW PRESIDENT

Ebbene sì, un nuovo corso si apre nella storia del mondo: negli Stati Uniti è stato eletto un nuovo presidente che apre ad un nuovo/vecchio corso.
Così come fu dopo l'assassinio di Kennedy, in cui si tornò a presidenti repubblicani che nulla hanno portato di nuovo nel mondo, ora, dopo 8 anni alla Casa Bianca di un presidente afro-americano, un presidente nero, si sperava in una presidente donna.
Non che Hillary fosse il vento nuovo; semplicemente, il nuovo, sarebbe stato il fatto di avere per la prima volta una donna a capo della nazione più potente del mondo. Hillary è democratica, ex first-lady Clinton, segretario di stato di Obama .. insomma, ha un curriculum di tutto rispetto e faceva sperare in cambiamento anche solo per il fatto, ripeto, di essere donna.
Certo, non è che nel pianeta abbiamo avuto buoni esempi femminili; mi viene in mente una per tutte la Lady di ferro inglese, Tatcher, che negli anni '80 in Inghilterra non è stata né dolce né democratica.
Nonostante tutto, il tocco femminile, mi auguro sempre possa portare una illuminazione nelle teste dei burocrati e dei fascisti. Ma Hillary i suoi peccati li aveva, appoggiando come appoggia lobby potenti.
In tutti i modi, ormai i giochi sono fatti.
E' stato eletto un uomo, Donald Trump.
Fin qui nulla di nuovo sotto il sole.
Ma Donald Trump ha fatto una campagna elettorale veramente cattiva, per difendersi dalle accuse di abusi e violenze sulle donne, fascismo, evasione fiscale e più ne ha più ne metta.
Insomma un film che noi, qui in Italia, abbiamo già visto con Berlusconi.
Ma questo Trump avrà il potere più forte di tutti, sul pianeta: quello di schiacciare i bottoni nucleari.
Vuole erigere muri contro gli immigrati, chiudere i mercati internazionali difendendo i mercati americani con dazi doganali; vuole ripristinare il reato di aborto; cancellare la legge sulla sanità di Obama; si vanta delle donne che ha avuto e delle tasse evase.
Insomma non è proprio quello che ci si aspetterebbe da un uomo la cui saggezza e competenza dovrebbe guidare il paese più potente del mondo.
Il suo discorso notturno, che ho seguito per intero in diretta, mi ha stupito non poco.
Toni pacati, educati, discorso a braccio (non pareva che leggesse nulla), di pacificazione.
Non lo so ... ho sempre fiducia negli esseri umani, anche se purtroppo chi è violento, fascista, accentratore e dittatoriale mi ispira altri sentimenti.

Wednesday, November 02, 2016

Un pesce fuori dall'acquario

Sin da piccola mi sono sempre sentita appartenente ad un altro mondo. Avevo dei momenti di estraneità, mi guardavo attorno, guardavo i miei genitori, quello che mi accadeva attorno e mi sembrava di essere solo un osservatore estraneo alla scena. Spesso mi sono anche chiesta se ero stata adottata poi guardando i miei fratelli mi dicevo: con già cinque figli, impossibile che mi abbiano adottata ...
Eppure mi sono sempre sentita estranea.
Anche a scuola, alle elementari, avevo un'amica in particolare che in quarta, però, si trasferì; avevo il canto che mi salvava un po' dalla solitudine ed a dieci anni ebbi il mio primo diario, altro caro amico. In età adolescenziale non ebbi mai un'amico del cuore; a quattordici anni conobbi un ragazzo che diventò il mio amico del cuore, unica persona che non mi faceva sentire estranea nel contesto.
Sono passati tanti anni, le esperienze belle e brutte sono passate e, comunque, ho sempre sentito, nonostante l'empatia che è nel mio essere, di non appartenere a nessun contesto frequentato, mi sono sempre sentita estranea ad ogni gruppo frequentato, ho sempre capito di non poter esprimere appieno il mio pensiero perché non vedevo nessuno in grado di percepirlo.
Arrivata alla mia età, ancora oggi non trovo mai nessuno con cui condividere i miei pensieri.
L'amico di allora c'è ancora, per fortuna, ma abbiamo frequentato persone differenti negli anni delle nostre vite, ambienti diversi; gli amici che avevo sono tutti scomparsi, i suoi mi sono estranei.
Negli ultimi mesi mi sono trovata a conoscere gli amici del mio amico con cui ho in comune solo la sua conoscenza; li ascolto nei loro dialoghi, raramente intervengo, li guardo e capisco che  potrei trovare pochi punti, se non nessuno, in comune.
Sono estranea a questo mondo; non è colpa di nessuno e non credo di avere qualche colpa.
Quando incontro qualcuno, anche estraneo, sorrido e saluto; cerco di fare del mio meglio ed aiuto chi ne ha bisogno; ascolto quando qualcuno si sfoga con me e tengo per me i segreti altrui; credo che quelli che mi "conoscono" sappiano di trovare in me una persona disponibile.
Ultimamente, addirittura credo di avere un neon in fronte che indica: "se hai bisogno, chiedi qui!".
Eppure, a nessuno viene l'istinto di guardarmi negli occhi e di chiedermi: tu, come stai?
E' assolutamente vero che quando sento di aver colmato la misura, quando sento di non farcela, mi rinchiudo, mi nascondo, mi lecco le ferite e solo quando sono un po' serena mi rifaccio viva.
Ma anche in momenti non sospetti, voglio dire, anche in situazione normale, durante una conversazione, mai a nessuno viene in mente che avrei qualcosa da dire; a nessuno viene in mente di chiedermi come la penso, cosa faccio, chi frequento ...
Tutti sono pronti a parlare, ma nessuno è mai pronto ad ascoltare.
Solo una persona, un mese fa, guardandomi negli occhi mi ha chiesto: "E a te, chi ci pensa?" facendomi quasi venire le lacrime agli occhi, anche solo per l'interessamento. Alla domanda, in quel momento, ho risposto: "Io non ho problemi, io sto bene .. mi mancano delle cose (materiali), ma sono piena di tanto altro .. Io sto bene ..."
Ecco, ogni tanto mi farebbe piacere che qualcuno si fermasse a guardarmi, chiudesse per un momento il circuito delle proprie parole e dei propri pensieri e si sforzasse di interessarsi a me.
Ma un pesce fuori dall'acquario è un pesce fuori dall'acquario ... che cosa può avere in comune con chi respira aria, anziché acqua .... in fondo, un pesce è muto, emette piccoli suoni non udibili all'orecchio umano a meno che quell'orecchio non sia ultra sensibile.
Un pesce parla con gli occhi a chi sa guardare ...

Friday, October 21, 2016

Scintilla dove sei?

Non tanto tempo fa un'amica, guardandomi negli occhi, mi ha chiesto: E a te chi ci pensa?
Le ho risposto, quel giorno, che nonostante i miei problemi di tipo materiale io mi sento ricchissima dentro, di una ricchezza che altri probabilmente non hanno.
Non ho avuto fortuna nel lavoro, ho sempre lavorato in ambito privato e mi sono scontrata troppo spesso con persone che non capivano le mie possibilità ed altre che ne hanno approfittato; non mi sono arricchita ed il mio percorso lavorativo, nonostante sia lungo 41 anni, probabilmente con fatica mi farà avere una pensione, se l'avrò, minima perché mi è capitato di lavorare senza percepire stipendi né contributi.
Ma non per questo la mia scintilla brilla meno ...
Sono piena di piccoli e grandi impegni, sono sempre pronta a correre per aiutare chi è solo o chi si trova in un momento difficile; voglio molto bene alle persone, le amo ... forse troppo. Arrivo a coccolarle dimenticandomi, troppo spesso, di mettere dei paletti.
Ho bisogno di fermarmi per scrivere ma non posso: ho persone che mi stanno a cuore ed altre che semplicemente mi chiedono aiuto ... ho ripreso anche a fare, a singhiozzo, al bisogno, la baby-sitter ... ma ho bisogno di fermarmi ... oggi sentendo musica mi salgono le lacrime ... lo so, Sarah me lo ripete: Occhio, che poi non ne puoi più e scoppi .... è vero ... arrivo a spellarmi per gli altri e spesso non ricevo riscontro ... ma non è nemmeno questo, non faccio le cose per ricevere dei grazie, i grazie non mi interessano ... ho bisogno ogni tanto di avere una spalla su cui piangere, così, senza motivo, per poter riprendere il cammino, per riprendere fiato ....
Sarà forse che domani è l'anniversario della morte di un amico carissimo, che mi è stato a fianco per dodici anni ... sarà che oggi c'è il funerale di un'altra persona con cui abbiamo condiviso le idee ... sarà che oggi sono un po' stanca .. ma mi manca una spalla su cui piangere ....