Tempo sospeso, come quello notturno in cui il sonno, se arriva, mette a tacere tutti i pensieri e lascia per il domani tutte le domande e tutte le risposte.
Mi succede, alle 00,14, di ripensare agli ultimi anni, in cui il tempo sospeso è stato quello degli anni della pandemia, del covid 19: dall'inizio del 2020, quando si è scoperto il primo portatore del virus, scandito dalla lontananza dai nostri cari, la morte di Apple, la nostra cagnolina, portata all'ultimo viaggio con la certificazione dell'urgenza per poterla portare dal veterinario; la Pasqua trascorsa in solitudine, con le mascherine, senza potersi baciare e abbracciare; il Natale ancora quasi in isolamento. Poi i vaccini, ma ancora con il distanziamento sociale, il 2021 e la morte di Briciola, il nostro cagnolino. Poi il divorzio di nostra figlia, il ritorno a casa, i suoi interventi programmati e d'urgenza. Cinque anni faticosi.
E poi indietro ancora, al 2016 quando il mio caro amico in una delle telefonate che da quasi cinquant'anni ci facevamo mi ha espresso il suo malessere fisico e psicologico. Le mie visite, prima in ospedale, poi a casa, le prime cure a lui e a sua madre, poi via via sempre più frequenti, fino al 2017, tutto dedicato completamete a loro.
Parlando con un'amica che ha da poco subito un lutto, oggi è capitato di parlare di sindrome del cuore spezzato "Conosciuta anche come cardiomiopatia da stress, la sindrome è scatenata da un'improvvisa e massiccia scarica di ormoni (come l'adrenalina) nel sangue. Questo picco provoca un'alterazione temporanea nel ventricolo sinistro del cuore, che si gonfia e cambia forma ricordando un "takotsubo", l'antico vaso giapponese usato dai pescatori per catturare i polpi." Quasi nessuno la conosce: imita i sintomi di un infarto, come forte dolore toracico e mancanza di respiro, pur senza arterie coronarie bloccate. (dal web). Se si cerca sul web dice che colpisce particolarmente le donne in menopausa ma io penso che avrebbe anche potuto essere questo il malessere che aveva il mio amico. Solo che nessuno glie lo ha diagnosticato. Aveva questi svenimenti, non si reggeva in piedi, diventava rigido ma le chiamavano "crisi di conversione", dando forse la colpa ad un problema psicologico. Ma che alla fine l'infarto lo ha provocato davvero.
Da una telenovela americana molto nota, oggi ho scoperto che con un esame del sangue specifico si potevano trovare tracce, se si fosse trattato di un problema cardiaco, di enzimi specifici senza la presenza dei quali si può pensare anziché al problema cardiologico alla sindrome del cuore spezzato.
Forse chissà se gli avessero fatto quell'esame specifico avrebbero potuto comunque somministrare dei medicinali specifici per non farlo diventare cronico e mortale. "La diagnosi viene solitamente effettuata tramite un elettrocardiogramma (ECG), esami del sangue ed ecocardiogramma per escludere un vero e proprio attacco cardiaco. Anche se può essere molto spaventosa e presentare complicanze iniziali, di solito il muscolo cardiaco si riprende completamente nel giro di poche settimane seguendo le terapie mediche di supporto." (dal web).
Purtroppo non la conoscevo ed io non sono un medico per poter dare indicazioni specifiche a chicchessia ... e quindi rimarrò con il dubbio.
Ma intanto diventano dieci gli anni sospesi che mi sento sulle spalle.
Gli anni precedenti li abbiamo vissuti lavorando, facendo, io, la baby sitter; i tempi scanditi dal lavoro, dagli orari, dagli impegni.
Ancora abbiamo impegni, non siamo mai tranquilli, specialmente con quello che succede a mia figlia; eppure, sento un tempo sospeso costantemente, in attesa di soluzioni, con in testa ancora tante cose da fare ma con l'età anagrafica sul collo.
Non so dire se è positivo sentirsi ancora una quattordicenne nel pieno del proprio tempo, con tanto tempo ancora davanti mentre il fisico, ogni tanto, ti ricorda che quel tempo è passato.



