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Monday, June 15, 2026

PENSIERI NOTTURNI

 E ancora alle 00,53 il sonno non arriva.

Arrivano, invece, numerosi, i pensieri.

Penso a mia figlia, cerco le soluzioni per la sua sicurezza futura; penso ai miei fratelli ed ancora conto gli anni, dal più grande al più piccolo e temo il futuro; penso a noi, a mio marito ed a me.

Ed il sonno, piano piano, si allontana, sempre più.

Vorrei avere lo spirito per fare battute; qualche volta mi è successo di ridere a crepapelle, ma mi succedeva più spesso quando ero ragazza. Ora le cerco le occasioni per ridere, per buttarmi dietro le spalle ogni pensiero, ma non sempre mi arriva la risata. A volte la sento arrivare quasi amara.

Vorrei riprendere la chitarra per suonare, ma la mano sinistra, quella degli accordi, va ancora bene che mi permetta di scrivere al pc; gli accordi non riesco proprio più a farli.

Dopo lo spettacolo a cui ho partecipato per il nostro quartiere, con i miei vecchi amici musicisti, mi ero ripromessa di riprendere a cantare, magari con il karaoke casalingo che abbiamo. Ma ancora non ho avuto un giorno libero per poterlo fare.

Mi ritrovo anche un po' più restia a prendere l'auto per allontanarmi e per fare qualche giro, dopo quella sera in cui un'auto, dopo aver tentato di chiudermi a destra contro i campi, mi ha rincorso per un tragitto di cinque chilometri, in andata e ritorno.

Ora hanno messo le telecamere in quel tragitto e spero di riuscire a guidare l'auto con più tranquillità.

Ed intanto la testa gira per conto suo, i pensieri si affollano ed il sonno si allontana.

Vorrei essere capace di scrivere poesie come mia madre. 

Era brava mia madre con le parole.

Autodidatta, aveva solo la quinta elementare ma grazie al prete di Fontanellato, Don Cattabianchi, nella sua infanzia aveva imparato a fare la parole crociate e sapeva tutto di epica, di Ulisse, di Enea; tirava fuori, dalla parole crociate, termini che io dovevo cercare nel vocabolario.

E scriveva poesie.

Poesie che io ho copiato a pc e fatto stampare in una raccolta in una edizione limitata per noi figli e per lei. Prima o poi vorrei proprio far stampare un libro.

Ed intanto vorrei completare il racconto della vita della nostra famiglia, "Sciogli il Drago - La settima figlia". Sono arrivata nel racconto agli anni '80, credo. E' da un po' che l'ho lasciata nel cassetto del pc. Perché è lì il punto cruciale, la morte di mio padre, la vita di mia madre da sola, la vita quotidiana di tutti noi che potrebbe sembrare anche banale. 

Non lo so, devo decidere cosa farne di tutta la memoria che circola in testa.

Mi piacerebbe rendere le parole leggere come farfalle, lasciarle volare per poterle riacchiappare e poterci giocare con gioia.

Ma non oso chiedere anche questo dono; in fondo ho già la voce e non si possono pretendere troppi doni dalla vita.

Mi auguro di riuscire a riprendere davvero a cantare.

Anche se per cantare, come per scrivere, serve avere l'animo felice.



Friday, June 12, 2026

CENSURA

 Oggi mi sta succedendo una cosa strana: facebook e instagram non mi permettono di condividere e commentare.

Che ci sia in atto una forma di censura?


Monday, May 25, 2026

LA MEMORIA DI UNA FAMIGLIA

 Ed eccomi ancora una volta a scrivere alle 02,32 del mattino.

Ed eccomi ancora qui a raccontare qualcosa che è in me e fa parte non solo della mia vita ma della vita della mia famiglia.

Succedono troppe cose contemporaneamente e la mia mente ritorna a determinati momenti già vissuti.

Mia sorella, la mia amica più cara dei miei 71 anni (che saranno tra tre giorni) vive troppi momenti difficili ed io mi ritrovo a dover cercare una soluzione per alleggerirle la vita.

Da alcuni anni la sua fragilità è messa a dura prova e mi ritrovo a pensare a lei come a quella bambina di 10 anni che, nel letto, non si doveva svegliare bruscamente; sul comodino aveva le ostie più grandi che io avessi mai visto e che le invidiavo, nella mia incoscienza. 

Ostie che servivano a tenere raccolte tutte le pillole che doveva ingoiare.

Fu lunga quella malattia e la sua abitudine a portare il "muso" per ogni cosa divenne un campanello d'allarme, da quell'anno in poi.

Mia madre, avendo avuto una adolescenza breve diventando madre a 16 anni, nella nostra adolescenza di ragazze è stata dura, principalmente con mia sorella che, carina com'era, attirava parecchi mosconi attorno. Ma per mia sorella, mia madre, aveva anche la preoccupazione causata da quella malattia infantile; aveva paura, lo ricordo bene, che qualche trauma potesse farla riaffiorare.

Forse inconsapevolmente, ma sempre fu quello il faro puntato su mia sorella. 

Ed oggi sento di dover essere io quel faro puntato, facendo attenzione che non arrivi un'onda troppo forte che faccia ribaltare la barca su cui si trova mia sorella.

In memoria di mia madre e di mio padre che amava tanto la sua "negretta".