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Monday, May 25, 2026

LA MEMORIA DI UNA FAMIGLIA

 Ed eccomi ancora una volta a scrivere alle 02,32 del mattino.

Ed eccomi ancora qui a raccontare qualcosa che è in me e fa parte non solo della mia vita ma della vita della mia famiglia.

Succedono troppe cose contemporaneamente e la mia mente ritorna a determinati momenti già vissuti.

Mia sorella, la mia amica più cara dei miei 71 anni (che saranno tra tre giorni) vive troppi momenti difficili ed io mi ritrovo a dover cercare una soluzione per alleggerirle la vita.

Da alcuni anni la sua fragilità è messa a dura prova e mi ritrovo a pensare a lei come a quella bambina di 10 anni che, nel letto, non si doveva svegliare bruscamente; sul comodino aveva le ostie più grandi che io avessi mai visto e che le invidiavo, nella mia incoscienza. 

Ostie che servivano a tenere raccolte tutte le pillole che doveva ingoiare.

Fu lunga quella malattia e la sua abitudine a portare il "muso" per ogni cosa divenne un campanello d'allarme, da quell'anno in poi.

Mia madre, avendo avuto una adolescenza breve diventando madre a 16 anni, nella nostra adolescenza di ragazze è stata dura, principalmente con mia sorella che, carina com'era, attirava parecchi mosconi attorno. Ma per mia sorella, mia madre, aveva anche la preoccupazione causata da quella malattia infantile; aveva paura, lo ricordo bene, che qualche trauma potesse farla riaffiorare.

Forse inconsapevolmente, ma sempre fu quello il faro puntato su mia sorella. 

Ed oggi sento di dover essere io quel faro puntato, facendo attenzione che non arrivi un'onda troppo forte che faccia ribaltare la barca su cui si trova mia sorella.

In memoria di mia madre e di mio padre che amava tanto la sua "negretta".


Saturday, October 25, 2025

TRA IL CANTO E LA SOLITUDINE

 Ormai l'ho detto già tante volte: canto sin da quando avevo tre anni.

Il mio primo battesimo del palcoscenico lo ebbi a quell'età o forse a 4 anni, durante uno spettacolino di carnevale presentato da mio fratello Ettore in parrocchia. Lui mi accompagnava alla chitarra e credo anche con la fisarmonica, nella canzone del cowboy:

Quella notte laggiù nella valle, 

con le stelle che stanno a guardar, 

un cowboy col suo bianco cavallo

verso il fiume lui scende ad aspettar.

Forse l'ultimo incontro d'amore

forse l'ultimo bacio sarà,

il cowboy con quel bacio nel cuore

verso l'west, verso l'west lui tornerà.

A quello stesso spettacolo, l'ho già scritto altre volte partecipò un giovane del quartiere, figlio di carabiniere come noi, con il sogno di diventare un grande attore. Il suo nome era Franco Sparanero, diventato poi, in arte, Franco Nero.

Io cantavo sempre, alla finestra delle camere, in casa, sempre. Come ho scritto spesso, il canto è sempre stato la mia valvola di sfogo.

Settima di otto figli, non avevo speranza di essere ascoltata se non quando cantavo, allora li obbligavo, quasi, ad ascoltarmi. A 8 anni entrai nel coro voci bianche del Teatro Regio. Le mie amicizie erano tutte rivolte al canto; con la mia amica Giovanna Biggi (giocatrice di pallacanestro, diventata poi suor Giovanna) cantavamo la messa tutte le domeniche e ci si trovava a fare le prove durante la settimana. La mia amica del cuore delle elementari, Stefania Carrani, anche lei nel coro delle voci bianche (la Corale Verdi) divideva con me il compito di intonare le canzoni in classe. Durante l'adolescenza, alle medie, ancora l'insegnante di francese mi faceva intonare le canzoni per tutta la classe, mettendomi sola a cantare contro le altre in canzoni come Vent fin oppure Frere Jacques (insegnante che poi mi accoltellò alle spalle abbassandomi il voto per farmi bocciare e accontentare l'insegnante d'italiano in seconda media). A 12 anni, unico unicorno, fui presa al Coro città di Parma, coro di adulti.

E a quell'età già non si contavano spettacoli, spettacolini in duo con mio fratello.

Ma di amicizie non ne avevo. Le bambine non mi filavano proprio.

A dieci anni, per andare in colonia, quella dei carabinieri, in fila in attesa del treno in stazione le bambine mi cacciarono dicendo che ero un maschio.

Vestivo da maschio, abituata a giocare giochi da maschio con il fratello più vicino a me d'età: cappello da baseball, pantaloncini all'inglese al ginocchio, calzettoni, scarpette da ginnastica, capelli cortissimi.

Io inizia a piangere di nostalgia già sul treno, lontana da mio fratello che condivideva quel periodo di colonia con me ma che era tra i maschi; tutte le notti piangevo e per me le stazioni ancora oggi rappresentano un luogo triste. Quella colonia, dove avremmo dovuto prendere un po' di sole, eravamo con suore che ci tenevano sotto le tettoie e di sole non ne potevamo certo prendere. Ma non strinsi amicizie, a volte le suore mi lasciavano andare da mio fratello e giocavamo io e lui ed il mondo era fuori. Solo in quei momenti ero felice.

In età da superiori, la mia personalità forse si era un po' fortificata, a scuola andavo bene, avevo le mie idee e non mi importava tanto di avere amicizie femminili. Quelle maschili le prendevo sul serio solo per l'amicizia, il resto per me non contava ed anzi quando un ragazzo mi esprimeva qualcosa di diverso mi sentivo presa in giro: vestivo abiti prestati e sempre di seconda o terza mano; non mi truccavo, non ho mai saputo nemmeno come farlo e magra come un chiodo non mi sentivo né attraente né minimamente carina. Ma non mi importava: io avevo la mia voce. A dodici anni, con i pochi accordi che mio fratello mi insegnò, imparai ad accompagnarmi ed il mio repertorio si arricchì di canzoni di Donovan, Bob Dylan, Joan Baez, contro la violenza, antimilitariste, contro la guerra.

Entrai a far parte, mio malgrado e nonostante mio fratello, in Viva la Gente, dietro l'invito del loro tastierista. Mi sembrò da subito una bella esperienza da fare, cantare gli ideali di pace in un coro, non solo canzoni di repertorio classico o cori per le opere ma canzoni che parlavano della nostra epoca, tra guerra fredda e guerre ingiuste come in Vietnam.

Ma anche lì non ebbi amiche femmine. Anzi.

Ricordo un capodanno; premesso che per me il capodanno ha sempre rappresentato una festa triste, in cui mi venivano le lacrime agli occhi sin da quando, a 8 anni, nacque il mio fratellino. Mio padre aveva 52 anni, la mamma 40 ed io mi ritrovavo spesso, durante la notte a contare i miei anni, gli anni dei miei fratelli, gli anni di babbo e mamma e temevo il futuro, temevo ogni anno nuovo.

Ma quel capodanno, svoltosi a casa di una delle ragazze del gruppo, fu uno dei più tristi che io ricordi.

In quel maledetto gioco: indovina chi ha detto cosa, fui messa in mezzo e tutti dissero il vero pensiero verso o contro di me. Successivamente venni a sapere che le cose negative le avevano dette le ragazze che in quell'occasione mi usarono da grattatoio.

Ingoiai il rospo e riuscii a trattenere le lacrime fino all'ultimo commento, ma non aspettai la mezzanotte per tornare a casa. Ancora oggi a distanza di più di 50 anni, quel capodanno mi ruota in testa.

Ovviamente non ricordo tutte le cose che mi furono dette ma mi fecero ben capire quanto io non fossi stata gradita, come se non fosse bastata la riunione in cui fui presentata ed in cui le ragazze insorsero alla notizia che una nuova avrebbe cantato da solista ben quattro canzoni, insurrezione totale che lasciò a bocca spalancata le insorte quando fu detto loro che io ero lì, presente. 

Ma la "competizione" che io non ho mai sentito verso nessuno e mi si è sempre rivolta contro, non fu solo in quella occasione. Alcuni anni dopo, in un gruppo di volontariato, ero entrata da poco e fui invitata ad un capodanno, maledetto capodanno. Evidentemente, questa festa risveglia rabbia per l'anno trascorso in cui forse non si sono avverati i sogni e speranza per i sogni futuri che non dovrebbero incontrare alcun ostacolo. Giovani di una estrazione differente dalla mia, chi figlio/a unico/a o meno, comunque negli anni '70 c'era un bel divario tra chi era figlio di bancario e chi, come me, figlio di un dipendente statale. Si parlava del più e del meno, io sono solita ascoltare, non conoscevo praticamente nessuno a quella festa, qualcuno non faceva nemmeno parte del gruppo di volontariato.

Avevo passato un anno e mezzo senza uscire, avevo perso ogni contatto con l'unico amico che avevo nel gruppo musicale; uscivo da un rapporto faticoso e violento ed avevo perso l'abitudine di stare in compagnia. Inoltre non sono mai stata una facile al divertimento, non ho battute pronte, non ho spirito ed anche quando avrei la frase da ribattere mi freno se questa può ferire qualcuno.

Ma quando osai dire che la mia solitudine la vincevo prendendo la chitarra per cantare, una ragazza disse: e chi non sa cantare o suonare? Con un tono offensivo, ottuso, cattivo.

Mi fermai immediatamente e lì mi vennero le lacrime agli occhi, quelle lacrime che avevo frenato nel capodanno da grattatoio. Capii ancora una volta che non avrei avuto, nelle ragazze, nessuna amica.

Furono i ragazzi che corsero a chiamarmi quando, chiusa in bagno, non volevo uscire. Le lacrime mi scendono ancora oggi.

Ho passato la vita da sola; da piccola evidentemente risvegliai gelosie, in fondo mia madre a distanza di diciotto, venti mesi ne aveva avuti tre uno dietro l'altro ed uno dei miei fratelli ha sempre dimostrato di non gradire la mia presenza nonostante andassimo a cantare sempre insieme. Per lui la musica è tutto e va al di sopra di ogni cosa, anche dell'affetto. E quelle stesse gelosie o invidie, senza volerlo, senza sollecitarle, senza avere un minimo di competizione né femminile né altro le ho sempre ritrovate, in ogni epoca della mia vita. Anche in persone insospettabili, che avrebbero dovuto avere un animo più aperto, più generoso ma che scoprii avere delle maschere insormontabili. 

Io non porto maschere, forse questo fa pensare alle persone: ci è o ci fa?

Nella mia vita, per fortuna, ho incontrato maschi, uomini, diversi che mi hanno sempre apprezzata.

Non ultimo (per importanza) mio marito. 

E la mia amica del cuore ovviamente è mia figlia, anche se negli ultimi anni ho riscoperto una sorella: da bambina non mi voleva tra i piedi, da adolescente purtroppo lei aveva la sua vita faticosa da portare avanti, ma negli anni è diventata la mia migliore amica, con cui a volte piangiamo ma spesso ridiamo. 

E a 70 anni, anche se non riesco più a suonare la chitarra e la voce mi tradisce, posso dire di non essere più sola. 

Wednesday, April 16, 2025

CICATRICI NELL'ANIMA

 Difficilmente parlo dei miei sentimenti; li nascondo il più possibile perché non voglio appesantire l'animo altrui. 

Soffro di empatia e già questo mi fa soffrire abbastanza e di questo non ho bisogno di parlare: l'empatia è un sentimento che si scopre nel parlare delle situazioni odierne, delle guerre, delle sofferenze dei bambini sotto le bombe.

Ma di solito, di ciò che io sono e sento non ne parlo.

Ma ieri sera, parlando in famiglia di ciò che sentiamo e viviamo, mia figlia ha detto di voler riprendere a dipingere per non perdere la testa con la sua situazione sanitaria.

Ed anche io ho svelato ciò che mi fa soffrire tantissimo.

Oltre alla situazione di mia figlia, c'è anche altro che in me non va.

Da ben 13 anni, da quando è morta mia madre, non canto e non suono la chitarra.

Le corde vocali hanno perso l'elasticità, con le allergie, la polmonite, il covid; la gola è secca, le tonsille gonfie. Ed anche le dita, ormai, si rifiutano di abbracciare il manico della chitarra.

Ma non è tutto questo che mi porta a non cantare più. 

E' ben altro. 

E per la prima volta l'ho detto ieri sera, mentre mi salivano le lacrime.

E nello scrivere, mi salgono ancora.

Tante volte, nella notte, mi ripeto una frase e le lacrime mi scendono.

Il fatto è che è difficile per me dirlo e riconoscerlo.

Il fatto è che da 13 anni, da quando è morta mia madre, sono spezzata.

Sono spezzata dentro, ho l'anima spezzata.

E non riesco a riattaccarla.

Forse, come mi ha detto un'amica di mia figlia, devo finire di scrivere "Sciogli il Drago - La settima figlia", per riallacciare tutta la storia e togliermi il peso che sento nel cuore.

Ci vorrebbe un bell'attacca tutto per riappropriarmi della mia anima.

Perché sin da bambina, cantare e suonare per me è stata una bella valvola di sfogo; non mi sentivo mai sola, le gioie ed i dolori li mettevo nelle canzoni che cantavo.

Ed ora non riesco più a ritrovare i pezzetti della mia anima.

Non c'è più mia madre che mi chiedeva di cantare alle nostre feste; all'epoca quasi mi dava fastidio, mi sentivo un po' il gira dischi che è obbligato a girare mentre gli altri ballano.

Ma mia madre conosceva la mia anima, perché era la sua stessa anima. 

Era lei che cantava, in casa, quando era ragazzina; lei mi ha sempre spinta a far parte di cori, lei mi ha sempre accompagnata, da piccola, agli spettacolini dove cantavo.

Lei era orgogliosa della mia voce, era orgogliosa di noi che cantavamo, in cinque a suonare la chitarra, in sette a cantare, insieme, abbracciati, all'unisono, durante le nostre feste.

Questo mi manca e questo mi spezza il cuore, mi spezza l'anima.

Mia madre non c'è più. Se n'è andata. E la sua partenza, per un po' di tempo, ci ha divisi.

Ed ancora non siamo riusciti a ritrovare quella voglia di cantare insieme.

Ed io sono spezzata dentro.



Thursday, March 27, 2025

E LE STELLE STANNO A GUARDARE

 Tutto è iniziato due mesi fa o forse molto prima.

Da tre anni c'è la guerra in Ucraina che ha subito l'invasione della Russia di Putin.

Ma anche questo forse è iniziato molto prima, nel 2014, quando la Russia di Putin occupò la Crimea e né l'Europa né gli USA ebbero nulla da ridire. Nonostante la Crimea facesse parte dello stato dell'Ucraina.

Ma la situazione, oggi, è questa: due mesi fa si è installato come presidente degli Stati Uniti d'America Trump che quattro anni fa fece occupare il Campidoglio e provocò disordini per rivendicare la presidenza vinta, invece, da Biden. Fu allora che tutto cominciò perché Trump gridò: VENDETTA!

Vendetta contro il presidente eletto, vendetta contro tutti coloro che lo riconobbero come tale.

E due mesi fa, insediandosi alla presidenza USA, Trump ha gridato di nuovo: VENDETTA!

Contro il mondo intero, dichiarando di voler acquisire la Groenlandia (paese indipendente ma sotto il controllo dell'Olanda, quindi facente parte, in un qualche modo, dell'Europa), il golfo del Messico chiamandolo golfo d'America, il canale di Panama.

Dichiarando, però, di voler fare il pacifista obbligando, in qualche modo, la fine della guerra in Ucraina (che per lui è causa del suo mal) e in Palestina, bombardata da Israele comandata da Netanyahu . Ma come costringerli a fare la pace? A Putin promettendo le terre ucraine semi occupate già dai russi, con l'intento però di prendersi per sé le terre rare del sottosuolo ucraino; a Netanyahu dando l'assenso per distruggere la Palestina, con l'intento, poi, di farne una riviera tutta ricostruita dagli USA ad uso dei ricchi americani.

E l'Europa? Piena di scrocconi che non meritano altro che dazi perché hanno, a suo dire, approfittato delle spese in armamenti degli americani. E quindi, "muoia Sansone con tutti i filistei" e distruggiamo le colonne portanti di questo vecchio continente che, in fondo, ha potuto arricchirsi per 80 anni nella pace e nella democrazia. 

E Putin, che faccia ferro e fuoco dell'Europa, noi non muoveremo un dito, a patto, però, che lui ci lasci prendere senza reagire la Groenlandia.

In tutto questo la Cina sta a guardare.

Trump non dà alcuna considerazione all'Europa che in questi tre anni ha aiutato con soldi l'Ucraina; per lui, nessuno in Europa ha l'autorità e l'autorevolezza di sedere al tavolo delle trattative di pace. D'altra parte nemmeno il presidente ucraino, sbeffeggiato ad oltranza, merita di sedere a quel tavolo. E per quanto riguarda la Cina, l'odiosa Cina, se riesce il gioco con Putin, Trump sarà riuscito a rompere l'alleanza Russia - Cina e, secondo lui, glie ne verrà in tasca un bel colpaccio.

Non dimentichiamo il Canada, perché per Trump è già cosa fatta che diventi il 52esimo stato degli USA, aggiungendo così una stelletta alla bandiera.

Il risultato di questo gioco del risico è, oggi, questo: la Gran Bretagna, (che ha la bomba atomica) uscita dall'Unione Europea con il Brexit (il referendum che l'ha decretata nel 2020, cinque anni fa), oggi ne sta rientrando per allearsi con l'Europa contro le decisioni di Trump perché, come si sa, il Canada non si tocca facendo pur sempre parte, nonostante sia indipendente, del Commonwealth; sempre per la stessa ragione l'Australia si unisce a questa "strana" alleanza; la Francia (che ha la bomba atomica) ha cercato di portare alla serietà Trump, permettendosi (Macron) di correggerlo nei dati delle spese affrontate in questi tre anni in Ucraina poiché l'Europa ha stanziato ben più soldi per questo scopo rispetto agli USA a dispetto di ciò che va cianciando Trump. 

E l'Europa?

Intanto ha dato l'autorizzazione ai vari stati membri di riarmarsi, spendendo soldi.

La Germania, con il nuovo governo da poco installato, ha sgranato gli occhi e non se l'è fatto ripetere, finanziando immediatamente le proprie industrie per la riconversione per la produzione di armamenti, dopo ben 80 anni di divieto assoluto (visto quello che avevano combinato in Europa 100 anni fa). 

Così potrebbe fare, evidentemente, anche l'Italia ma l'Italia, si sa, è sempre molto lenta nelle sue decisioni: con un piede di qua e con un piede di là, esattamente come 100 anni fa, ci sentiamo amici sia di Trump che di Putin e non ci va di prendere decisioni né contro l'uno né contro l'altro. In fondo, pure il padre di questi quattro scappati di casa che oggi siedono al governo italiano fece così, salutando alla romana il dittatore tedesco e buttando gli italiani in pasto in una guerra senza moschetti né scarponi.

Siamo però nell'Europa e ai tavoli facciamo finta di voler difendere l'Ucraina, mentre l'Italia va a rotoli e diventa sempre meno importante a livello internazionale. Pazienza se con i dazi, i nostri industriali perderanno un po' del loro mercato ... 

E l'Europa? Intanto ieri si sono tutti incontrati a Parigi, in 31 paesi: i 27 europei più il Canada, più l'Australia e forse qualche altro paese con i pinguini. 

Non mi pare che ne sia uscita qualche decisione, se non quella di dire ai cittadini europei di preparare uno zaino a testa con un kit di sopravvivenza. Non per la guerra, perché con le bombe atomiche c'è poco da sopravvivere, si sa, ma per qualche altra evenienza, alluvione o terremoto che sia perché la protezione civile non potrà certo salvare tutti e i medici non potranno curare tutti perché per armarsi bisogna pur tagliare qualche spesa.

Ed allora andiamo a comperare questi kit e mi raccomando che ci sia anche un coltellino svizzero (facendo felice la Svizzera, neutrale in tutto questo come sempre ma che trova sempre il modo di arricchirsi) con tanti utensili perché in 72 ore chissà, forse avremo bisogno di scavarci la fossa da soli o di tagliare qualche albero e farci un bel falò, così non se ne parla più.

Ed in tutto questo noi che possiamo fare o dire? NULLA.

E LE STELLE STANNO A GUARDARE (cit. Archibald Joseph Cronin). 

Saturday, January 11, 2025

INDOVINELLO

 C'erano quattro amici al bar: uno era processato, ma aveva schivato la prigione; uno era drogato; uno era un ladro ed uno faceva il palo ma, all'occorrenza, sapeva maneggiare il grimaldello.

Quattro egocentrici psicopatici.

Decisero di fare il colpo grosso: uno avrebbe fatto l'amico, l'altro avrebbe promesso di far crescere gli zecchini d'oro sotto un fico mentre il ladro con il grimaldello del palo avrebbe rubato tutto il possibile ed immaginabile. 

Ci impiegarono un po' di tempo, ma la banda del buco sapeva come agire di nascosto, a notte fonda; forse approfittando di una festa con i fuochi d'artificio o forse portando i fuochi d'artificio fatti professionalmente  proprio da loro.

Nessuno si sarebbe accorto del loro arrivo, mascherati come erano con parrucche e bei vestiti.

I personaggi come loro, Dante, li mise nel girone degli impostori, vestiti con giacca e cravatta per nascondere il pungiglione tagliente ed avvelenato attaccato al deretano.

Ed infatti, nessuno si accorse di loro; accecati dai bagliori dei fuochi d'artificio, le persone non si accorsero che quelle luci non erano fuochi d'artificio. 

Si svegliarono, una mattina, trovando l'invasore sotto casa.

E non restò loro che gridare: O bella ciao, o bella ciao, bella ciao, ciao, ciao ...  


Wednesday, January 08, 2025

Carabinieri indagati

 Ultimamente i carabinieri sono sotto inchiesta: uno a causa di un inseguimento, uno perché ha sparato ed ucciso.

Premessa: poliziotti e carabinieri hanno un protocollo da seguire: intimare l' alt tre volte, sparare a vuoto per altre tre volte; solo dopo, se sono sopravvissuti, possono reagire.

L'inseguimento di due ragazzi in motorino è finito con la morte di uno dei ragazzi; ieri è stato reso pubblico il video dell'inseguimento ed i carabinieri tra  loro si dicevano: Dai, dai, che lo facciamo cadere.

Erano due ragazzi che non si sono fermati ad un posto di blocco, avevano qualche grammo di droga ed avevano paura, quello che guidava non aveva la patente ed il motorino non era per due. Già per tutto questo erano in contravvenzione; in più non essendosi fermati al posto di blocco hanno invitato all'inseguimento. 

Il carabiniere indagato per aver sparato ed ucciso è per un altro episodio: un ragazzo ha accoltellato una persona e si apprestava ad accoltellarne altre. Il carabiniere, se non ricordo male, ferito lui stesso ha sparato ed ucciso.

Ora, è chiaro che i poliziotti ed i carabinieri avrebbero bisogno di supporto psicologico, sempre, durante la loro attività, fino alla pensione. 

Siamo tutti d'accordo che non è possibile che un ragazzo muoia durante in inseguimento per pochi grammi di droga; dispiace quando un uomo viene ucciso, sebbene abbia accoltellato delle persone.

Ma nessuno difende i carabinieri ed i poliziotti quando accadono queste cose.

Dobbiamo invece farci tante domande: da quante ore erano in servizio i carabinieri al momento dell'episodio? Era già successo qualcosa? Erano in allerta per altri episodi, cercavano qualcuno in particolare?

M soprattutto: siamo certi che vengano rispettati i turni, che ci sia personale sufficiente per coprire tutti i servizi e, soprattutto, siamo certi che vengano pagati a sufficienza e che ricevano gli encomi, quando se li meritano? O siamo sempre solo pronti a biasimarli? 

Quanto può essere frustrante darsi da fare per catturare i delinquenti e vederli, dopo poche ore, ancora in circolazione?

Mi ricordo mio padre.

C'era un personaggio che lui, amante dei soprannomi, chiamava Patatruc. Era un delinquentello, me lo ricordo, scuro di carnagione (sporco sicuramente perché all'epoca, anni '50, non c'erano immigrati), senza casa, che entrava ed usciva di prigione. Quando usciva, veniva da mio padre a chiedere aiuto e mio padre, immediatamente, lo portava in cantina (non ne aveva alcuna paura, mio padre, che aveva delle fiorentine al posto delle mani e all'occorrenza le usava) e gli dava coperte e vestiti. Avevamo un armadio pieno di coperte inutilizzate ed abiti dismessi che, invece di essere dati allo straccivendolo che passava regolarmente, venivano utilizzati per chi non aveva nulla.

Sapevo che Patatruc non aveva nessuno a cui chiedere aiuto se non mio padre di cui, evidentemente, conosceva perfettamente l'indirizzo; sapevo che mio padre non ne aveva alcuna paura, ripeto.

Mi viene in mente il film Guardie e ladri, in cui Aldo Fabrizi faceva il carabiniere ed inseguiva a piedi Totò. Ecco, Patatruc era un Totò, disgraziato, amico del carabiniere che lo catturava sempre ma che ne aveva compassione.

Chiediamoci sempre chi c'è dietro alla divisa; chiediamoci sempre chi c'è dietro alla faccia da delinquente. 

Ricordiamoci sempre che i mafiosi ed i veri delinquenti non si fanno prendere facilmente e si nascondono fra noi. 

Ma ricordiamo anche che sotto quelle divise ci sono persone che rischiano la pelle ogni giorno, in questa nostra epoca in cui le regole si sono stravolte. 

Mio padre con il suo stipendio riuscì a mantenere e a far studiare sette figli.

Un carabiniere, oggi, o un poliziotto, riesce a fare altrettanto con il suo stipendio?

Ogni volta che criticate un uomo in divisa fatevi qualche domanda. 

E se ci riuscite, datevi la risposta.


Thursday, January 02, 2025

L'anno che verrà

 Caro amico ti scrivo e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.

E' arrivato l'anno nuovo ma ancora qui qualcosa non va.

Abbiamo già maturato, in tre giorni, un intrigo internazionale, due stragi in America ed un bimbo abbandonato e morto assiderato.

L'intrigo internazionale è la triangolazione in cui si è trovata, suo malgrado, la giornalista Cecilia Sala che è stata arrestata in Iran con accuse inesistenti per costringere l'Italia a consegnare a loro un ingegnere iraniano che gli USA accusano di aver collaborato con i terroristi nell'assassinio di tre soldati americani.

Le due stragi sono state effettuate a New Orleans e a New York durante i mercatini di Natale da due terroristi (?) forse, di sicuro erano due veterani. Forse in America dovrebbero chiedersi come vengono trattati i loro veterani.

Il bimbo abbandonato a Bari non avrebbe dovuto morire: la mamma, che probabilmente non aveva l'opportunità di crescerlo, dopo un mese dalla nascita lo ha lasciato in una culla termica salvavita. Pensava, quella mamma, che il suo bimbo avrebbe trovato una vita migliore, forse, con una mamma ed un papà che gli avrebbero voluto bene per tutta la sua vita. Ma qualcosa è andato storto e la culla, forse chiusa male, forse non funzionante, è stata una trappola per quel bimbo che per un mese era stato amato dalla sua mamma. Il campanello non ha suonato, la culla non è andata in funzione ed il bimbo è morto assiderato. Quanto avrà pianto quel bimbo? Quanto piangerà la sua mamma?

Ecco, caro amico, cosa è già successo in soli tre giorni del primo anno.

Non abbiamo i sacchi di sabbia alla finestra, non ancora e speriamo, noi, di non averne bisogno mentre in Siria, a Gaza, in Ucraina anche se li avessero non servirebbero contro i droni ed i missili e le bombe.

Qui, da noi, c'è chi ha festeggiato l'arrivo del nuovo anno sparando e ci sono stati feriti e morti.

Non è sceso nessun Cristo dalla croce e chissà forse è meglio così, per lui: verrebbe fucilato appena sceso, anche solo per gioco.

Il nuovo anno è arrivato ma tra un anno passerà.

Io mi sto preparando, è questa la novità. 

Saturday, October 19, 2024

Video presentazione del libro "L'Archiatra" vol. I di Liliana Zampella - Italus Edizioni

“Vi apprestate, leggendo questa mia memoria, ad ascoltare una storia che io stessa ho avuto difficoltà ad accettare; è possibile entrare nei suoi meandri solo aprendo la mente a nuove esperienze.” Inizia così la cronaca di questo viaggio tra passato e presente.
In questo video l'intervista all'autrice dell'Archiatra, a cura di Sarah Bernini per la Italus Edizioni.
La storia di questa antica famiglia darà il via ad un viaggio a ritroso nel tempo che avrà interessanti sviluppi anche nei secoli successivi, dando vita ad una saga che si intreccerà con personaggi storici tra esoterismo, pratiche alchemiche e misteri non ancora svelati, errando per antichi sentieri rivissuti dall’ultima erede che, arrivata alla soglia del 2000, racconta l’antica trama della sua famiglia e la propria esistenza ad una cronista contemporanea.

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Sunday, September 08, 2024

8 settembre 1943 - 8 settembre 2024

 Oggi nessuno ha commemorato l'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio in cui l'Italia usciva dall'alleanza con il nazismo ed iniziava la guerra civile. 

Ebbene, io lo voglio commemorare, riportando le memorie di mia madre ed un documento il cui oggetto era mio padre.

Quell'8 settembre,  dopo che il Gran Consiglio del 25 luglio aveva destituito Mussolini, Badoglio dichiarò l'armistizio e la resa nei confronti degli alleati.

Badoglio e la famiglia Savoia (non voglio nemmeno chiamarla reale perché di regale non avevano nulla) fuggirono lasciando gli italiani e gli eserciti senza nessuna guida.

Fermo restando che fino a quel giorno tutti erano stati fascisti. Non si poteva lavorare senza la tessera fascista; l'esercito, le forze di polizia erano per forza fascisti. 

I carabinieri no, perché erano Carabinieri Reali, l'arma in difesa della famiglia Savoia. 

Ma tutti erano fascisti  .... tranne chi non lo era mai stato ed era in galera, o era stato torturato e trucidato, o era in esilio. 

Perché i socialisti avevano resistito. Mio nonno materno era socialista e spesso il suo locale era stato oggetto di rappresaglie.

Mio padre era Carabiniere Reale. 

E quell'8 settembre capì subito da che parte stare.

Era in forze in Liguria. Il suo comandante fece un accordo segreto con il capo dei partigiani liguri.

E mio padre, pur rimanendo carabiniere, fece l'informatore per i partigiani: informava quando c'erano le rappresaglie. Molti furono i partigiani salvati

Ma non tutti sapevano di quell'accordo. 

Ed alla fine della guerra, quando ci fu la liberazione, mio padre fu ricercato sia dai carabinieri sia dai partigiani perché il comandante di Legione scappò mentre il capo dei partigiani fu arrestato dalle SS.

Mio fratello più grande mi raccontò quando finalmente mia madre trovò mio padre che rimase in fuga, latitante tanto tempo.

Mio fratello mi ha raccontato di aver visto nostro padre senza la sua divisa, senza scarpe e senza calze, all'aperto, dietro un cancello forse di una scuola, con un pagliericcio per letto.

Solo a giugno del 1945 il capo dei partigiani, non si sa come, salvo, tornò in Liguria e scrisse un documento in cui spiegò l'aiuto avuto da mio padre.

Questo permise a mio padre di riprendere il suo lavoro di carabiniere, fu reintegrato ma per mandarlo a sminare il territorio.

Mia madre mi raccontava che, con i due bambini piccoli, andava sul luogo dove mio padre sminava perché voleva morire con lui, se questo fosse successo a lui.

Con l'arrivo della democrazia, comunque, mio padre non fece mai carriera nonostante fosse il più medagliato dalla Legione di Parma. La sua promozione a brigadiere arrivò una settimana dopo la sua pensione, a 52 anni.

L'Italia non potrà mai essere pacificata fino a quando sopravviverà la generazione che ha memoria di ciò che successe in Italia. 

In tutte le famiglie italiane, in quell'epoca accadde che qualcuno fosse fascista e qualcun altro fosse partigiano. In tutte le famiglie ci sono ricordi discordanti. 

Perché la guerra civile era entrata in ogni famiglia.

Alla fine della guerra, siccome tutti i funzionari dello stato erano stati fascisti, nonostante in Costituzione sia stato messo al bando il partito fascista, l'Italia si è ritrovata ugualmente gli stessi volti a riprendere il governo. 

C'era una Italia da ricostruire, probabilmente c'era bisogno di tutti.

Ma come qualcuno ha detto, se avessero vinto loro, tutti gli uomini democratici, di sinistra e centro, sarebbero stati uccisi, ma siccome aveva vinto la democrazia, i fascisti furono lasciati vivi, in grado ancora di fare del male con le loro idee e la loro ideologia.

Non siamo pacificati e lo vediamo ogni giorno.

Non so voi, ma io non ho alcun problema a dire: sono antifascista.


Friday, September 06, 2024

Segreto d'ufficio: questo sconosciuto.

 I fatti quotidiani della politica italiana mi costringono a parlare di una cosa ovvia: il segreto d'ufficio.

Quando fui assunta nel mio primo impiego a tempo determinato, dopo il diploma, il titolare mi chiese: Sai cosa è il segreto d'ufficio? Non ebbi problema a rispondere: Certo. Sono figlia di un carabiniere, ne ho sempre sentito parlare.

La conversazione finì lì.

Erano già sei anni che, durante l'inverno o le vacanze estive, lavoravo, per imparare il mio lavoro impiegatizio: avevo lavorato presso ingegneri che mi facevano battere a macchina i capitolati dei lavori dell'amministrazione comunale; avevo lavorato in una copisteria per battere a macchina le tesi dei laureandi e non solo; avevo lavorato presso un ufficio legale.

Nessuno dei titolari di questi lavori (pagati e no) mi aveva posto il quesito.

Negli anni scolastici ho studiato: Legislazione Sociale, Statuto dei Lavoratori; Diritto Pubblico; Diritto Privato; Diritto Costituzionale. Oltre a Scienze dell'amministrazione e Scienze delle finanze.

Il mio diploma (segretaria d'amministrazione con specializzazione in corrispondenza estera in lingua inglese e francese) presentava una serie di studi per prepararci a lavorare in amministrazioni ed uffici pubblici o privati.

E da una vita considero il segreto d'ufficio come un obbligo per i dipendenti di qualsiasi impresa, privata o pubblica, commerciale o meno.

Eppure questa situazione del ministro della cultura (bel ministro, con lacune letterarie, storiche e geografiche non indifferenti) fa risultare ministri e ministeri dove cani e porci possono inserirsi o millantare inserimenti, registrando immagini e conversazioni.

Problemi di sicurezza? Problemi di spionaggio? 

La telenovela continua ... 

Saturday, August 03, 2024

Eden - Il Paradiso perduto

 Cara Licia Colò, il tuo programma su La7 è molto bello, come erano belli i programmi che facevi su Rai tre e pone non poche domande.

Parlando degli allevamenti intensivi oggetto del film Food for profit hai accennati che un tempo non esistevano.

Io sono una boomer, nata nel 1955, e ricordo perfettamente com'era il mondo, prima.

Erano passati solo dieci anni dalla fine della guerra, quando sono nata io; la mia generazione aveva genitori appena usciti dalla fame e dalla povertà, oltre che dalla distruzione.

Mia madre aveva dei genitori proprietari della casa dove abitavano e che adibivano a trattoria e pensione; avevano le galline ed un orto da cui traevano il cibo da cucinare. Non hanno mai avuto o tenuto un maiale, mio nonno era oste, non macellaio e quindi faceva il vino, non faceva salumi. Ma in molte case, principalmente della bassa parmense, si teneva un maiale da ingrassare per un anno per poi macellarlo, con l'aiuto di un norcino esperto, a novembre e fare, così, salumi da lasciar stagionare in qualche cantina con il giusto grado di temperatura e umidità.

Ricordo che quando ho frequentato le superiori, le mie compagne di classe che provenivano da paesi del parmense mi prendevano in giro perché non sapevo cosa fossero i ciccioli e quando mi raccontavano come venivano fatti inorridivo.

Alle elementari, avevamo un appuntamento fisso, una volta alla settimana: bere il latte in refettorio. Circolava lo slogan: bevete più latte, il latte fa bene. 

Gli slogan, si sa, ti entrano in testa e non li dimentichi mai. Come quello del gas: il metano ti dà una mano ... e adesso il metano è diventato, improvvisamente, il nemico numero uno ... ma questo è un altro discorso ... o forse no.

Ebbene, il latte, dicevamo: sembrava una buona cosa bere latte, in fondo noi eravamo bambini nati in un periodo post bellico, tutti un po' gracilini ... ma di stalle non c'erano poi tante, c'era la centrale del latte, in città, che riforniva tutti i lattai che venivano a consegnare, nel vetro a rendere, le bottiglie di latte e lo yogurt, pure quello in vasetti di vetro a rendere.

Le nostre mamme facevano la pasta in casa, le torte in casa, a volte anche il pane. Ancora non c'erano i frigoriferi e tutto si acquistava tutti i giorni, a volte conservando il latte ed il burro nelle ghiacciaie con i pezzi di ghiaccio che si acquistavano dalla fabbrica del ghiaccio in grossi pezzi che venivano poi, in casa, spezzettati per l'uso.

Non si trovavano, quindi, in giro per la città né bottiglie di plastica, né tanto meno lattine, né incarti di merendine. E gli spazzini venivano a vuotare i bidoni (uno per casa) di alluminio che avevano ben pochi rifiuti all'interno e mentre vuotavano i bidoni spazzavano le strade soprattutto dalle foglie per liberare i tombini.

Sì, era tutto un altro mondo. 

Poi sono scomparsi i lattai; sono scomparsi i pollivendoli; sono scomparse le centrali del latte (e sono scomparsi pure gli spazzini, oggi chiamati operatori ecologici). 

E sono scomparsi i piccoli negozi, per far posto a grandi super ed iper mercati, sempre riforniti di tutto, di tanto.

E forse è per questo che,  in questo lasso di tempo, sono cambiate così radicalmente le cose.

E' vero che i salumi, il prosciutto, erano cosa da signori, non tutti potevano permetterselo. Io che sono cresciuta in una famiglia numerosa posso testimoniare che il prosciutto crudo di Parma in casa nostra entrava solo quando c'era qualcuno di malato che aveva, così, il privilegio di mangiarlo. D'altra parte pure le banane non erano così di grande utilizzo. 

Oggi tutti possono acquistare sia il prosciutto che le banane, in qualsiasi stagione.

La carne, in genere, non era una cosa che si mangiava tutti i giorni. Fino a che i miei nonni sono vissuti ed hanno avuto le loro galline ed il loro orto, il pollo qualche volta c'era. Ma mio nonno è morto nel 1957, quindi dopo i miei genitori dovevano acquistarlo dal pollivendolo ed era una cosa che si cucinava non tutti i giorni. 

Oggi, se vuoi, puoi cucinare il pollo arrosto tutti i giorni e lo trovi sempre, in tutti i super mercati.

Vicino a casa mia c'era una macelleria, nel senso che era un mattatoio. Ricordo quando andavo, qualche volta, con mia madre nel negozio attiguo e l'odore acre del sangue non mi è mai piaciuto come non mi è mai piaciuta la carne che ho sempre sputato. Ma mia madre, quando c'era uno di noi che mangiava meno o era più gracile, qualcosa andava ad acquistare. E nel periodo del macello acquistava il sangue per fare il sanguinaccio, con cioccolato in polvere, pane sbriciolato ed altro, pur di farci mangiare proteine "nobili" (se vogliamo chiamarle così). 

Ma era una cosa che, a mio ricordo, accadeva raramente ... il macello, voglio dire. 

Oggi vengono macellate centinaia, migliaia di mucche e di maiali, tutti i giorni, continuamente e li trovi, a pezzi, in ogni momento in ogni super mercato e tutti possono acquistarli.

In giro per la campagna vedevi più campi coltivati che non stalle. 

Ripeto, non so come sia successo che si sia fatta la scelta di avere più allevamenti piuttosto che campi coltivati. 

Oggi, molti campi sono coltivati a foraggio per mucche e maiali. Anche abitando in campagna, non si vedono molti campi coltivati ad uso umano.

Ecco, mi chiedo: sarà possibile procedere in senso inverso?

Riusciremo mai a tornare ad una vita più semplice, più lenta, più rispettosa degli animali e dell'ambiente? O dovremo, ormai sottostare alle lobby della grande distribuzione e dei grandi allevatori?

Ritornando all'agricoltura (non intensiva poiché fa esattamente gli stessi danni degli allevamenti intensivi) potremmo ritornare ad una alimentazione più equilibrata, più rispettosa dell'ambiente, meno inquinante, più giusta e, forse, meno costosa; potrebbero tornare i piccoli negozi ed i mercati rionali con prodotti a chilometro zero, potremmo riavere popolazioni di impollinatori sani e potremmo ritornare ad avere una biodiversità naturale.

Noi boomers che negli anni '70 eravamo stenterelli e magri ed oggi siamo obesi e flaccidi dovremmo farci tante domande e, forse, dovremmo iniziare a sentire il peso della responsabilità verso questo mondo che abbiamo creato, senza rendercene conto.

 

Tuesday, July 16, 2024

NOTTURNO

 Un grillo che canta, una motoretta che corre

la luna che mi guarda attonita

e pensieri che vanno 

alla ricerca di un momento di gioia

di tranquillità.

La mia notte insonne

è tutta qui:

un pensiero, un sogno

un attimo

ed è giorno.

Sunday, April 14, 2024

La vigliaccheria

 La vigliaccheria non è né di destra né di sinistra; non è né bianca né nera. 

La vigliaccheria è solo vigliaccheria.

E quella peggiore è quella che dimostrano "i grandi della Terra" nelle occasioni più buie.

Non andiamo nemmeno tanto indietro, ma ricordo solo qualche "grande".

Prendiamo ad esempio la Monarchia Britannica.

Ecco, questa è un esempio sbagliato perché con la vigliaccheria non ha nulla a che fare.

Durante la seconda guerra mondiale il re Edoardo VIII abdicò per sposare un'americana divorziata e fu una fortuna per tutti noi europei perché lui e la moglie avevano chiaramente dimostrato amicizie naziste. 

Dunque divenne re il fratello, Giorgio VI, padre di Elisabetta.

La Gran Bretagna, allo scoppio della guerra, organizzò treni per inviare i bambini cittadini da famiglie in provincia, nelle campagne, per salvarli dagli orrori della guerra.

Rimasero, però, a Londra Elisabetta e la sorella Margaret. Elisabetta fece un bel discorso, da adolescente, per radio rivolto a tutti i bambini che erano costretti ad abbandonare le famiglie. Un discorso di incoraggiamento. Mentre lei e la sorella rimasero a Londra. 

Successivamente Elisabetta divenne crocerossina, lei ed i genitori andavano in giro per Londra, a visitare ospedali, a dare coraggio.

Queste sono cose che gli inglesi non possono dimenticare. Non sono stati lasciati soli. Ecco perché la monarchia ha sempre il loro appoggio.

Andiamo all'8 settembre 1943, in Italia: armistizio, Badoglio annuncia che non verranno più usate le armi contro gli americani e gli inglesi, ma gli italiani potevano sparare ai tedeschi. Lo disse con altre parole, ma il succo era questo.

Ebbene, dopo l'annuncio dell'armistizio, Badoglio e tutti i componenti della casa Savoia scapparono. E lasciarono in balia dei tedeschi, che ancora occupavano mezza Italia, gli italiani.

Senza ordini, senza armi, senza uno straccio di sostegno.

E gli italiani mai potranno dimenticare questo fatto: furono lasciati soli in balia dell'esercito più crudele e violento che la storia, fino a lì, ricordasse.

Ora siamo ai giorni nostri.

L'IRAN aveva minacciato Israele: lanceremo un attacco.

Netanyahu e la moglie sono scappati.

Il falco  coraggioso che in 6 mesi ha causato la morte di 33.700 palestinesi nella striscia di Gaza se n'è  scappato alla minaccia di un attacco mirato.

Mi auguro che questa cosa gli israeliani non la dimentichino mai.

Una guerra scatenata dopo un attacco di Hamas che aveva causato 1.200 morti e rapiti, sta infiammando tutto il Medio Oriente, nonostante Biden, il Presidente USA, avesse avvisato: non fate lo stesso errore che abbiamo fatto noi dopo l'attacco dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle. Ne uscirete con le ossa rotte, come ne siamo usciti noi ... 

Infatti ora Biden non appoggia più Israele; il mondo intero, se dopo l'attacco del 6 ottobre di Hamas era dalla parte di Israele, ora è tutto contro Israele. Ma non per antisemitismo o per razzismo. Perché la reazione ha causato più morti che la guerra in Ucraina che dura da più di due anni.

Ecco dove sta la vigliaccheria: nel dire armiamoci e partite. 

Riservisti, giovani, vecchi, donne, partite in difesa di un governo che vi ha abbandonati.

Perché è sempre così: la guerra la scatenano "i grandi della Terra" usando i corpi dei loro popoli, mentre loro fuggono.

I popoli non dimenticheranno le vostre colpe. 

Fosse anche all'ombra di una lapide di tomba.


Saturday, March 16, 2024

Terza guerra mondiale?

 Putin, il nuovo zar, minaccia: ho la bomba atomica e la userò.

Macron, presidente della Francia, risponde: anche io ce l'ho e se sarà il caso la userò.

E' tempo di elezioni, oggi e domani tocca a Putin essere eletto dal popolo: con schede aperte, consegnate al popolo casa per casa e raccolte casa per casa, aperte, guardate, controllate, come dire: So chi sei, so dove abiti, sicuro di aver votato bene?

Putin sarà certamente rieletto, amato tantissimo dal suo popolo che getta bombe molotov ai seggi e protesta nonostante il rischio di finire in Siberia come è accaduto a Navalny.

E ci chiediamo da dove venga questa voglia di fare la guerra.

Putin faceva contratti con tutta l'Europa; aveva già occupato la Crimea e nessuno gli aveva detto nulla. Aveva rapporti commerciali con Europa, Cina, Africa.

Pure la Cina ha rapporti commerciali con il mondo, è riuscita ad avere praticamente il monopolio delle terre rare che servono per i cellulari, ha comperato e parcellizzato l'Africa occupandola in modo silente e subdolo, produce ogni sorta di prodotto ed ha rapporti commerciali anche con l'America.

A chi gioverebbe una terza guerra mondiale?

L'Europa ha la giacchetta tirata a destra e a sinistra. Piccola com'è, è comunque ancora terra di conquista  per gli uni e per gli altri.

Americani e Russi, alleati nella seconda guerra mondiale per combattere e vincere contro Hitler, hanno fatto dell'Europa il loro terreno per la guerra fredda e se la sono spartita.

Il piano Marshall con cui gli americani hanno ricostruito l'Europa e l'Italia è stato un cappio al collo ed ha agito più o meno nascostamente nelle elezioni, minacciando di togliere fondi all'Italia (e forse non solo) in caso vincessero i "comunisti", cioè la sinistra.

E l'Europa, in 80 anni, non è stata capace di unirsi per avere la forza di contrastare questo tiro alla fune messo in atto da URSS- Russia e America.

Abbiamo passato 80 anni di pace, in Europa. I novantenni ricordano ancora perfettamente la guerra, la fame, la miseria, i lager ... gli ottantenni faticano a ricordare la guerra o non la vogliono proprio ricordare. 

In Europa la ricostruzione ha riportato la normalità nella vita dei suoi abitanti.

Eppure, oggi si torna a parlare, a causa delle minacce di Putin, di guerra mondiale; anzi, guerra nucleare.

Il nostro futuro, il futuro dei nostri giovani e dei nostri bambini ha questa spada di Damocle, da due anni.

E nei dibattiti ci si chiede se dobbiamo avere paura; la Francia ha il suo esercito. In Italia, dal 2005 non esiste più la leva militare obbligatoria. Esiste il servizio civile, ma l'esercito è a base volontaria.

Per questo motivo in Europa si sta pensando se è il caso di avere un esercito europeo.

E l'Europa si arrota in discussioni mentre Putin preparato lo è già. 

Ha milioni di giovani da mandare a morire al fronte e questo lo si vede in questa maledetta guerra in Ucraina dove i giovani, i militari stanno scarseggiando.

E mentre l'Europa discute, mentre nei paesi si discute se è il caso di armarsi, c'è già chi è armato e pronto a colpire anche al di fuori dei confini ucraini.

La Svezia e la Finlandia dopo l'occupazione dell'Ucraina, nel 2022 hanno chiesto di entrare nella NATO. Questo significa che se un soldato o un missile entrano nel loro territorio, tutti i paesi NATO entrerebbero in guerra.

Senza essere preparati.

Ce li vedete i nostri 18enni (quando eravamo giovani noi l'età maggiorenne e l'inizio della leva era a 21 anni, ora a 18) andare al fronte? Maggiorenni che sembrano ancora adolescenti, poco avvezzi a fare volontariato figuriamoci ad andare al fronte, senza le comodità di casa, senza il cibo casalingo, senza tik-tok, smartphone e televisione, li vedete marciare in fila e imbracciare un fucile, pronti a difendere la "patria"?

Verso la fine degli anni '70, con l'avvento dei primi obiettori di coscienza che rischiavano per questo la galera a Gaeta come disertori, già discutevamo della capacità del nostro esercito di salvare i nostri confini. Un esercito, quello italiano dell'epoca, poco attrezzato, senza mezzi.

La guerra in Vietnam dimostrava quanto le forze americane fossero in difficoltà in una terra a loro sconosciuta, nonostante i mezzi a loro disposizione. Bastava un secchio di urina appeso agli alberi da parte dei vietcong per far sballare le potenti bombe a grappolo.

Con mio marito giravo per i cineforum per mostrare i filmati clandestini che circolavano nelle associazioni pacifiste e di obiettori. 

La globalizzazione sembrava aver messo fine ad ogni conflitto; paesi emergenti come l'India, iniziavano ad assaporare con il commercio un po' di benessere.

Ed ora dovremmo ricominciare daccapo. 

Già in Ucraina da due anni si sono dimenticati cosa significa vivere in pace.

Come in Palestina dove i morti, ormai, hanno superato i 33.000.

Ecco, siamo a questo punto.

La colomba della Pace, che ha potuto volare indisturbata per 80 anni, la troviamo trafitta sull'asfalto ucraino e nella striscia di Gaza.

Gino Strada diceva: non sono pacifista ... sono contro la guerra.



Tuesday, February 27, 2024

Arrivano i barbari!

 La mia generazione, nata dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ha potuto crescere pensando che certi avvenimenti nefasti non sarebbero più successi.

La mia famiglia ha sempre avuto il necessario: cibo e vestiario non sono mai mancati. Mio fratello maggiore, nato in piena guerra, ricorda i bombardamenti ma ne ha parlato solo una volta, incalzato da mie domanda. Mia sorella maggiore, che ha tre anni di differenza, non ricorda o non vuole ricordare quel periodo buio della guerra civile in cui mio padre, avendo fatto la scelta da carabiniere di rimanere in servizio per aiutare i partigiani, era stato catturato dai partigiani che non erano al corrente della sua attività clandestina, spogliato dei suoi panni. Periodo in cui mia madre è dovuta sopravvivere con i due figlioletti senza lo stipendio di mio padre. Non ho mai saputo, in realtà, come abbia fatto. Era un periodo bellico, in cui tutti, per mangiare, avevano le tessere annonarie; faceva i cappottini con le coperte, come lei aveva raccontato spesso, ma oltre, nel racconto, non andava.

In casa mia non c'era il superfluo, ma quando sono nata io a metà anni '50, il necessario c'era per tutti nonostante io fossi la settima di otto figli. Specifico sempre questo numero perché non voglio dimenticare il piccolo Mario, secondo genito, morto poco dopo la nascita.. Mia madre, come la maggior parte delle donne, era casalinga ed anche se con fatica non faceva mai mancare la pasta, le torte fatte in casa. La carne era privilegio di chi era malato, le banane ed il prosciutto cotto idem. 

Ma non avevamo motivo di lamentarci e personalmente non ho mai sentito il morso della fame.

Negli anni '60 sono arrivati i primi elettrodomestici; la lavatrice era l'amato bene delle casalinghe e poi il frigorifero poiché prima di allora i cibi dovevano essere acquistati ogni giorno oppure dovevano essere messi nelle ghiacciaie dove resisteva, per qualche giorno, il ghiaccio acquistato a blocchi.

Siamo andati tutti a scuola, arrivati fino al diploma, tutti; uno laureato, uno laureato al conservatorio. Si andava a lavorare o per mantenersi agli studi o, come ho fatto io, per aiutare i genitori ma la scuola era sacrosanta e non veniva abbandonata, per nessun motivo.

La nostra generazione è stata educata: alla generosità, alla gentilezza, alla educazione civica che era pure una materia di studio a scuola che faceva media dei voti. Abbiamo potuto sognare e pensare al futuro, abbiamo trovato lavoro stabile, c'erano concorsi e c'erano possibilità di trovare occupazione, senza problemi, senza curricula da spedire. Se piacevi al primo colloquio era fatta. Ma soprattutto, avevamo un curriculum famigliare di tutto rispetto, con il babbo carabiniere e questo era il miglior biglietto da visita che potessimo presentare, oltre alle nostre competenze.

Negli anni '50 le mamme cucinavano; l'acqua ed il latte si acquistavano in bottiglie di vetro che venivano restituite vuote per il pieno; non c'erano merendine e non esisteva la plastica. Le tinozze dove le donne facevano il bucato, erano di alluminio ed erano pesanti quando erano piene di lenzuola bagnate. Gli abiti erano di cotone, canapa, lana, naturali. Le strade erano sicure, circolavano molte biciclette, poche automobili, solo dei "signori" che se le potevano permettere.

Poi successe la rivoluzione: il boom economico portò in casa di molti l'automobile ed i mezzi a due ruote come Vespa, Lambretta. La gente iniziò a muoversi e tutti i mezzi di locomozione si muovevano a benzina o gasolio. Noi avevamo la stufa a legna, poi messa a metano.

C'erano degli slogan: Bevete più latte, il latte fa bene. E via a bere latte anche nelle scuole.

Oppure: Il metano ti dà una mano. E via a cambiare i riscaldamenti. Alcuni erano pure a gasolio.

Negli anni '70 si incominciò  a preoccuparsi dell'ambiente e dell'inquinamento; alle medie avevo un insegnante di scienze particolarmente interessato all'argomento della "pollution" e ne studiammo gli effetti.

Facemmo però tante manifestazioni, alle superiori, non tanto per l'ambiente che pareva non interessare a nessuno ma per la piena occupazione, peril diritto allo studio per tutti perché l'università era ancora per i pochi che se la potevano permettere. Oppure per la Palestina. 

Già, c'era già la questione Palestina. D'altra parte è nata, la questione, già quando nel 1948 le Nazioni hanno permesso al popolo ebreo, sopravvissuto all'olocausto, di trasferirsi in massa in Palestina, la loro "Terra Santa", la loro "Terra Promessa" senza chiedere il parere dei palestinesi, in quelle terre da che mondo è mondo.

Le manifestazioni giovanili venivano sedate, nelle grandi città come Roma o Milano, con i manganelli.

Pier Paolo Pasolini rimproverò i giovani manifestanti ricordando loro che anche quei poliziotti che li manganellavano erano giovani, figli del proletariato. Ma i manganelli, però, erano solo nelle mani dei poliziotti, anche allora.

Venne il tempo in cui i begli ideali giovanili e femministi, pace, amore e felicità, volontariato, leggi uguali per tutti, casa e lavoro per tutti eccetera, eccetera, vennero cancellati con un colpo di spugna da atti di terrorismo, terrorismo strumentalizzato da destra e da sinistra. Molto terrorismo nero infarcito di CIA, di logge segrete e quant'altro. Ma anche molto terrorismo rosso, forse strumentalizzato da quello nero, ma comunque terrorismo. Vennero spazzati via gli ideali di pace ed armonia nel mondo.

Poi accadde ancora una bolla di immaginario collettivo: gli anni '80 e '90. Benessere per tutti, il terrorismo forse combattuto (per carità: e Falcone e Borsellino dove li mettiamo? E gli altri uccisi dalla mafia, dove li mettiamo); le radio libere degli anni '70 furono uccise dalle televisioni libere che tutto avevano tranne l'interesse di far crescere un popolo capace di scrivere belle pagine di storia.

E così ci fu l'imbarbarimento: delle menti, delle idee (non chiamiamolo ideologie, che forse già non esistevano più dopo la caduta del muro di Berlino del 1989). Imbarbarimento delle vite.

E siamo arrivati ai giorni nostri, giorni degli anni 2000.

La vita ha iniziato a non contare più nulla e l'occidente, le democrazie divennero oggetto di attentati. L'attentato del 2001 alle torri gemelle è stato l'atto eclatante utilizzato dai paesi meno potenti per far sentire la loro voce.

Gli immigrati che arrivavano da paesi islamici iniziarono ad apparire tutti nemici; l'accoglienza divenne lo spauracchio dell'Italia, dell'Europa, del mondo occidentale "civilizzato". Qualcuno pensò di poter esportare la democrazia. Certo, con le bombe.

Siria, Afganistan, Yemen, Libano ... ho dimenticato senz'altro qualcuno.

I problemi del mondo occidentale sono diventati improvvisamente di sopravvivenza di un modello di vita che ancora il resto del mondo non ha raggiunto e per questo il resto del mondo non può vederci di buon occhio.

Nel frattempo sono cadute certe potenze. L'URSS, per esempio ... Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. I giovani non sanno neppure cosa sia. E questo ha creato tante piccole repubbliche, chi desiderosa di avvicinarsi al tenore di vita occidentale, chi ancora nostalgica del vecchio regime che assicurava non la libertà di opinione ma almeno cibo e tetto sulla testa per tutti.

E così arriviamo ai giorni nostri.

Un capo del KGB, temutissima polizia politica, divenuto capo di governo; i paesi satelliti della vecchia unione hanno eletto liberamente i loro politici, desiderando di essere assorbiti nell'orbita occidentale per difendersi da mire espansionistiche che ricordano vecchi regimi imperialisti e crudeli.

L'occidente ha creduto di poter chiamare a sè anche l'ex funzionario KGB, dimenticando che è stato cresciuto nell'orrore e nel terrore. Le persone che hanno subito, sono felici di far subire ad altri quello che hanno subito loro. Senza alcuna empatia, senza alcun interesse per la vita altrui, disposto come era a torturare e uccidere per il regime, ora come capo del suo stato "liberamente" eletto, dopo aver provveduto di uccidere tutti i suoi dissidenti, vuole riconquistare quei paesi satelliti della vecchia repubblica.

Da due anni sta uccidendo, civili, bambini, donne; deportando uomini e bambini da "rieducare"; stuprando le donne davanti ai loro figli, ai loro mariti. Da due anni.

E subito qualcun altro ne ha approfittato. Stritolando l'occidente di fronte al ricordo di quello che fu l'olocausto, provocato per altro non certo dall'occidente, sventolando un qualche senso di colpa (di chi?), un altro pazzo ha reagito ad un attacco che ha causato un centinaio di morti con bombardamenti a tappeto su edifici, scuole, chiese, mercati causando 30.000 morti palestinesi in 4 mesi.

Ed ancora sentiamo racconti di ammazzamenti di bambini, donne, uomini; edifici stritolati, strade divelte, città e paesi spazzati via da carri armati e cingolati, stupri e uccisioni barbare.

Immagini che non avremmo mai immaginato di rivedere dopo la seconda guerra mondiale le stiamo rivedendo e rivivendo oggi.

E dopo una pandemia durata tre anni che ha visto morire persone in tutto il mondo pensavamo di trovarci, con tutto il mondo, più vicini, più stretti come sopravvissuti, più empatici gli unici verso gli altri.

Invece, regna l'imbarbarimento più assoluto: i giovani, con la paura di non avere un futuro, con la paura di un conflitto mondiale in atto a pezzetti, non hanno paura di incorrere in guai giudiziari. Stupri, uccisioni, fra mariti e mogli, padri e madri contro i figli. 

L'imbarbarimento delle popolazioni sono causate da chi le governa, da chi non ha a cuore l'istruzione e l'educazione della propria gente, da chi promette e non mantiene, da chi non fa nulla per assicurare il futuro alle nuove generazioni mantenendo gli obiettivi di benessere per tutti e per il pianeta.

E con ciò chiudo con un avvertimento a tutti i governanti: non siete  Giulio Cesare, o Napoleone;  e non crediate  di poter imitare Hitler o Mussolini. Il popolo vi mette la corona in testa ma altrettanto velocemente ve la toglie. 

Il vero leader non è quello che fa il capo assoluto; chi si è atteggiato a capo assoluto, nei secoli della storia millenaria dell'essere umano, ha sempre fatto una brutta fine.

"Il vero leader è colui che sa ispirare e motivare le persone che gli stanno accanto per far emergere il meglio di ognuno" (dal web).

Allora attenzione ai barbari ed ai loro capi, perché, diceva mio padre: "il pesce puzza dalla capa".

Perché "come il pesce marcio inizia a puzzare dalla testa, così le cause di un comportamento sbagliato di un subordinato vanno sempre ricercate in chi ricopre posizioni di maggior rilievo. Il cattivo esempio viene dall'alto e gli errori maggiori vengono commessi dai capi." (dal web).

Ed il popolo, questo, lo sa.




Saturday, February 17, 2024

Illusioni perdute

 Ieri sera su Rai tre è andato in onda il film "Illusioni perdute" tratto dal romanzo di Honoré de Balzac molto corrispondente al mondo d'oggi della comunicazione, su stampa o media.

La storia la conoscerete: un poeta di provincia, arriva a Parigi seguendo la sua amante, nobile. Ma arrivato nella capitale (periodo post napoleonico) la nobiltà lo rifiuta, gli amanti devono lasciarsi ed il protagonista, che ha anche velleità di nobiltà e vuole essere riconosciuto con il cognome della madre, farmacista di una casata nobile, incattivito si vendica della società che lo rifiuta diventando un pennivendolo.

Dimenticando la sua arte poetica, scrive articoli pagati a favore dell'uno o dell'altro, sia esso un politico o un artista o drammaturgo.

L'arte dello scrivere diventa, così, un'arma per dire la verità ma anche il suo opposto perché, in fondo, una notizia e la sua ritrattazione diventano entrambi due articoli di cui far discutere.

Ecco così nascere la notizia e la sua fake-news, la sua ritrattazione:

Nella Francia dell'ottocento le chiamavano "anatre", oggi sono "fake news": le notizie false che sembrano vere.

Un romanzo e un film che diventano così specchio della società moderna in cui i pennivendoli scrivono notizie ed il loro esatto contrario, a seconda del vento che fa sventolare le bandiere.

Monday, February 12, 2024

La coda di paglia

 “Avere la coda di paglia”,  significa temere ogni tipo di critica per un comportamento, o un difetto, su cui si teme che gli altri possano infierire. Come dice un proverbio toscano: “Chi ha la coda di paglia ha sempre paura che gli pigli fuoco”.

Finito il festival di Sanremo, non sono finite le polemiche su frasi di canzoni, su intenzioni, su monologhi.

Il primo che si è tirato addosso le ire di qualcuno è stato Dargen D'Amico che in prima serata ha chiesto il cessate il fuoco.

La sua canzone Onda alta parla di emigrazione ed immigrazione, quando parla di approdare a Malta. Ma potrebbe essere anche una metafora di ciò che ci sta inondando.

Poi c'è stato Ghali che nella sua canzone parla di ospedali bombardati e subito Israele ha protestato perché avrebbe voluto che si parlasse dell'attacco di Hamas del 7 ottobre.

Oggi La Russa attacca Amadeus perché nel ricordo delle foibe non ha detto che le foibe sono state fatte dai COMUNISTI titini.

Ma quante code di paglia sono state incendiate?

Perché vorrei ricordare che le canzoni di Sanremo vengono presentate al direttore artistico 6/7 mesi prima del festival. Ed allora, per esempio, ancora non era accaduto l'attacco di Hamas.

Anzi, la frase della canzone di Ghali può essere in relazione ai bombardamenti russi contro gli ucraini, guerra che sta durando ancora dopo due anni e che ha visto vari crimini di guerra perpetrati da Putin.

Poi che successivamente il governo Netanyahu facesse altri crimini di guerra contro i palestinesi nessuno se lo poteva immaginare la primavera scorsa.

Per quanto riguarda le foibe, per decenni le stragi sono state dimenticate, è vero, ma ora che c'è il giorno del ricordo tutti hanno presente come, cosa e chi ha perpetrato quelle stragi. Quando si parla di titini, militanti di Tito, si parla di comunisti. Ma ciò non fa dimenticare quello che i fascisti in 20 anni di dittatura, i nazisti in 12 anni di dittatura, hanno fatto in Europa, in Italia, in Germania.

Quindi, quante code di paglia si sono incendiate in questi giorni?


Friday, January 19, 2024

Commemorazioni

 La Cassazione ha sentenziato che il saluto romano è un reato ma non per le commemorazioni.

A meno che non ci siano prove di una riorganizzazione del disciolto partito fascista. Ma, come cita l'articolo sotto:

"AGI - "La condotta tenuta nel corso di una pubblica manifestazione consistente nella risposta alla 'chiamata del presente' e nel cosiddetto 'saluto romano', rituali entrambi evocativi della gestualità propria del disciolto partito fascista", integra il reato previsto dall'articolo 5 della legge Scelba (n.645/1952), "ove, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idonea a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista, vietata dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione".

Ciò nonostante, la Cassazione ha sentenziato che la manifestazione di Acca Larenzia non rientra nella legge Scelba.

Nemmeno se gli aderenti di Casa Pound dichiarano chiaramente di essere fascisti.

Ora, la democrazia è molto bella perché ognuno ha il diritto, riconosciuto, di esporre il proprio pensiero, ma la costituzione del partito fascista e la sua riorganizzazione sono reato.

Cosa devono fare perché vengano riconosciuti come rei coloro che inneggiano al fascismo ed alzano il braccio? Sono chiaramente riconoscibili, con le loro camice nere. 

Dobbiamo aspettare che pugnalino ancora qualcuno, come fecero il 25 agosto 1972 a Parma (quando fu assassinato Mario Lupo)? Dobbiamo aspettare che prendano qualcuno e gli facciano bere l'olio di ricino? 

Il nuovo fascismo non si esporrà a gesti eclatanti, forse, probabilmente.

Il  fascismo, mai morto (il Presidente del Senato confessa candidamente di avere busti di Mussolini, considerato "grande statista") avanza nel totale silenzio e chi lo riconosce e ne parla viene tacciato come qualcuno che vive di immaginazione.

Probabilmente i nostri genitori che lo hanno vissuto, lo riconoscerebbero immediatamente.

Mia madre mi diceva: se avessimo avuto la televisione, se avessimo potuto guardare in faccia il dittatore quando parlava, ci saremmo accorti di quello che stava per accadere.

Le ho sempre risposto che no, non l'avrebbero riconosciuto. 

Come ancora oggi non viene riconosciuto; è come l'onda dell'alta marea, non arriva con furore, ma arriva piano piano, i gabbiani si lasciano galleggiare piano piano, le piante hanno un leggero fruscio e si flettono dolcemente al lieve arrivo della gentile brezza, fino ad arrivare ad essere coperti completamente dall'acqua.

Ecco, attenzione alla leggera brezza, che sembra così confortevole e gentile, attenzione al gesto e al "presente" detto tra "pochi intimi" perché quando saremo travolti sarà troppo tardi.

Ricordate i versi di Dante, i versi che ricordano i fraudolenti: si presentano con un bel viso, ben vestiti poi colpiscono a tradimento presentando il pungiglione dello scorpione. 

Un saluto "commemorativo" potrà non essere reato; ma ciò che fanno potrà esserlo, prima o poi.

Aprire gli occhi è lecito.

Evviva l'Italia antifascista.


Wednesday, January 17, 2024

INDIFFERENZA

 "Vivere significa partecipare e non essere indifferenti a quello che succede" scriveva Antonio Gramsci su La città futura l’11 febbraio 1917:

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.


 Anche io odio gli indifferenti, coloro che guardano dalla finestra quello che accade. Bambini che picchiano altri bambini, bambine che si tirano i capelli senza che nessuno intervenga; anzi, con spettatori che filmano e condividono i filmati  sui social. Adulti che lasciano che i figli facciano a scazzottate con i coetanei, adulti che girano armati e sparano senza controllo.

Non sopporto gli indifferenti che lasciano torturare e uccidere gli animali; non sopporto l'indifferenza, forse anche amica della paura.

Ma essere indifferenti significa anche non votare, non prendere posizione, non preoccuparsi del benessere del proprio quartiere, del proprio stato, dei propri concittadini.

E' l'indifferenza il male che colpisce la nostra società, la principale presenza negli ultimi 30 anni della nostra vita.

L'indifferenza è la colpevole di tutto ciò che accade nel tempo.

L'indifferenza del mondo occidentale verso le guerre in Siria, in Yemen; indifferenza dell'Europa di fronte al genocidio del popolo ucraino, del genocidio dei palestinesi.

Dovremmo sempre combattere contro l'indifferenza.

Con coraggio, con forza, con orgoglio. 

Con quel coraggio, quella forza, quell'orgoglio che ebbe mio padre, dopo l'8 settembre 1943.

Io sarò sempre partigiana, io saprò sempre da che parte stare perché altrimenti non potrei guardarmi allo specchio e non sarei degna di mio padre.

"Vivo, sono partigiana. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."



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Fake news, odiatori ed altre sconcezze

 La storia della ristoratrice che si è suicidata a causa di una recensione vera o falsa veramente dovrebbe farci riflettere.

La storia è semplice: una recensione che voleva denigrare il ristorante per il fatto di accettare fra i clienti gay e portatori di disabilità, portava una sua risposta in difesa di tali avventori. E questa sua difesa l'aveva fatta premiare dal ministro per le disabilità per l'apertura personale e lavorativa verso persone altrimenti discriminate.

La ristoratrice ricevette tanti encomi.

Ma qualcuno (leggi Selvaggia Lucarelli) volle approfondire la questione e, pare, scoprì o ritenne di scoprire che la prima recensione (quella che denigrava il ristorante) fosse stata scritta dalla stessa ristoratrice solo per avere il pretesto di scrivere la seconda ed ottenere, così, il riconoscimento di un'attività antidiscriminatoria. Attività che per altro effettivamente la ristoratrice, brava e bella persona come viene descritta da chi l'ha conosciuta, attuava nel suo ristorante.

Ma il sospetto di aver scritto un post falso, o il fatto che non l'avesse scritto, ha suscitato, dopo le lodi, critiche ed ha scatenato una ridda di insulti contro la ristoratrice.

Essendo una brava persona, si è spaventata del fatto di venire chiamata dalle forze dell'ordine per chiarire tutta la situazione. E da brava persona, non abituata ad essere richiamata dalle forze dell'ordine, si è spaventata e vergognata a tal punto da suicidarsi.

Ora mi chiedo: con tutte le nefandezze che certi politici fanno (fermare un treno per andare a prendere l'auto blu; sparare in una festa di capodanno, con presenti dei bambini, rubare un quadro, ecc. ecc. ecc.); certe nefandezze che certi politici scrivono sui loro profili social per poi pretendere la privacy che loro stessi mettono alla berlina; ecco, con tutte queste nefandezze, c'era proprio bisogno di prendersela con una persona normale, che faceva tranquillamente il suo lavoro, onestamente?

Ma davvero i giornalisti devono scoprire falsi scoop sulle persone che lavorano?

Forse per non mettersi a scoprire le vere nefandezze fatte dai politici?

Selvaggia Lucarelli, per favore, visto che si spaccia per essere una giornalista, faccia la giornalista; fare il giornalista significa essere serio, fare indagini importanti (come per esempio fu il Water Gate, oppure le inchieste su Gladio e l'uccisione di Moro, tanto per dire ...) 

Stimo tantissimo la professionalità dei giornalisti, di qualunque colore o pensiero politico; sono persone che mettono in pericolo, tante volte, la loro vita, fanno inchieste pericolose sulle mafie; rischiano la loro vita in scene di guerra. 

Allora, cara Lucarelli, faccia la giornalista, glie lo chiedo con il cuore.

Oppure si limiti a fare da giudice a Ballando con le stelle (non si deve saper ballare per giudicare gli altri che ballano?); oppure si limiti a fare recensioni di libri come ha fatto per il suo fidanzato; oppure faccia qualche pubblicità a qualche materasso o divano. 

Ma le persone normali, che faticano a tirare la carretta ogni giorno, anche se cercano qualche espediente per guadagnare qualche euro in più le lasci in pace.

Grazie.