E ancora alle 00,53 il sonno non arriva.
Arrivano, invece, numerosi, i pensieri.
Penso a mia figlia, cerco le soluzioni per la sua sicurezza futura; penso ai miei fratelli ed ancora conto gli anni, dal più grande al più piccolo e temo il futuro; penso a noi, a mio marito ed a me.
Ed il sonno, piano piano, si allontana, sempre più.
Vorrei avere lo spirito per fare battute; qualche volta mi è successo di ridere a crepapelle, ma mi succedeva più spesso quando ero ragazza. Ora le cerco le occasioni per ridere, per buttarmi dietro le spalle ogni pensiero, ma non sempre mi arriva la risata. A volte la sento arrivare quasi amara.
Vorrei riprendere la chitarra per suonare, ma la mano sinistra, quella degli accordi, va ancora bene che mi permetta di scrivere al pc; gli accordi non riesco proprio più a farli.
Dopo lo spettacolo a cui ho partecipato per il nostro quartiere, con i miei vecchi amici musicisti, mi ero ripromessa di riprendere a cantare, magari con il karaoke casalingo che abbiamo. Ma ancora non ho avuto un giorno libero per poterlo fare.
Mi ritrovo anche un po' più restia a prendere l'auto per allontanarmi e per fare qualche giro, dopo quella sera in cui un'auto, dopo aver tentato di chiudermi a destra contro i campi, mi ha rincorso per un tragitto di cinque chilometri, in andata e ritorno.
Ora hanno messo le telecamere in quel tragitto e spero di riuscire a guidare l'auto con più tranquillità.
Ed intanto la testa gira per conto suo, i pensieri si affollano ed il sonno si allontana.
Vorrei essere capace di scrivere poesie come mia madre.
Era brava mia madre con le parole.
Autodidatta, aveva solo la quinta elementare ma grazie al prete di Fontanellato, Don Cattabianchi, nella sua infanzia aveva imparato a fare la parole crociate e sapeva tutto di epica, di Ulisse, di Enea; tirava fuori, dalla parole crociate, termini che io dovevo cercare nel vocabolario.
E scriveva poesie.
Poesie che io ho copiato a pc e fatto stampare in una raccolta in una edizione limitata per noi figli e per lei. Prima o poi vorrei proprio far stampare un libro.
Ed intanto vorrei completare il racconto della vita della nostra famiglia, "Sciogli il Drago - La settima figlia". Sono arrivata nel racconto agli anni '80, credo. E' da un po' che l'ho lasciata nel cassetto del pc. Perché è lì il punto cruciale, la morte di mio padre, la vita di mia madre da sola, la vita quotidiana di tutti noi che potrebbe sembrare anche banale.
Non lo so, devo decidere cosa farne di tutta la memoria che circola in testa.
Mi piacerebbe rendere le parole leggere come farfalle, lasciarle volare per poterle riacchiappare e poterci giocare con gioia.
Ma non oso chiedere anche questo dono; in fondo ho già la voce e non si possono pretendere troppi doni dalla vita.
Mi auguro di riuscire a riprendere davvero a cantare.
Anche se per cantare, come per scrivere, serve avere l'animo felice.




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