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Sunday, August 18, 2019

UTOPIA - L'Isola che non c'è

Quando avevo tredici anni, in terza media, per premiarmi per un tema il mio prof. di religione, Don Zatti, mi regalò un prezioso libricino che si intitolava "Morirono per un ideale". Parlava della vita e delle opere di Ganghi, J.F. Kennedy, Albert Schweitzer, Malcom X, Don Camillo Torres, Che Guevara.
Quel libretto trovò in me, già molto sensibile a certi argomenti, terreno fertile e fu sempre un faro, nella mia vita, per quello che rappresentavano gli ideali di quei personaggi,
Da quel momento mi si creò il pensiero di quello che avrei voluto fosse la mia vita: eticamente corretta, responsabile verso me stessa, le persone che mi circondavano e la società.
Mi è sempre stata molto limpida, in mente, quello che dovrebbe essere la RESPONSABILITA' CIVILE, quella responsabilità, cioè, che ognuno  dovrebbe sentire e vivere in ogni aspetto della propria vita, famigliare ed ancor più lavorativa.
Non ho mai creduto molto alle leggi in quanto ho sempre avuto molta fede nell'umanità degli esseri umani; quella umanità che credo profondamente insita nel cuore di ognuno. Ho sempre professato una forte fiducia in ciò che è buono in ognuno di noi ed ho sempre pensato che quella "bontà d'animo" debba essere il nostro metro di azione.
Un'utopia che mi ha fatto abbracciare lo studio Rosa Crociano, scuola di pensiero che mi ha fatto comprendere di non essere sola a credere nella possibilità che gli esseri umani possano fare solo "cose buone".
Con gli anni, ho avuto esperienze personali, soprattutto lavorative, che mi hanno fatto comprendere che non è così, gli esseri umani non sono tutti "buoni", non sono tutti "caritatevoli", non sono tutti responsabili.
Ed è per questo che da anni mi martella in mente un termine che, poiché non è vissuto dal mondo che mi circonda, potrebbe e dovrebbe diventare legge: la RESPONSABILITA' CIVILE.
Ognuno di noi vive in una società fatta di vari individui, ognuno di noi lavorando effettua azioni ed opere che, anche in buona fede, possono provocare danni ad altri individui o, peggio, alla società. Allora, poiché non ci si può fidare del buon senso, della educazione civica e della responsabilità di tutti, occorrerebbe fare una legge ad hoc: ogni persona dovrebbe sentirsi RESPONSABILE di ciò che dice e di ciò che fa. E dovrebbero esserci pene gravissime per chi incorre in una incuria verso i propri simili e la società.
Chirurghi che operando sbagliano (errare è umano) non dovrebbero nemmeno aver bisogno di fronteggiare un tribunale del malato: dimentichi una garza, una pinza in una pancia, oppure sbagli l'operazione perché non sei in grado di ultimarla, oppure perché ormai sei vecchio e rimbambito e non ci vedi più? La Responsabilità Civile ti chiede i danni. Hai sbagliato e paghi le conseguenze.
Impiegati che nel loro lavoro sbagliano pratiche, o non lavorano perché assenteisti, o non hanno le competenze giuste e sbagliano? Hai sbagliato? Ne paghi le conseguenze.
Quando ero commessa in un negozio, una vita fa, sbagliai un preventivo: mi fecero pagare la differenza detraendola dal mio stipendio. L'ho vissuto, quindi, sulla mia pelle, anche se per me, che all'epoca guadagnavo duecento cinquanta mila lire (circa 125 euro di oggi) al mese era gravissima la perdita perché quei soldi mi servivano per darli a mio padre. Ma ingoiai il rospo: avevo sbagliato, era giusto che pagassi.
Sei un'assistente domiciliare e tratti male le persone di cui, invece, dovresti avere cura? Sei una baby-sitter (anche di questo dovremmo parlarne: troppe persone fanno questi due lavori senza avere la consapevolezza e la competenza per farli perché questi sono missioni verso il prossimo, non meri lavori con cui guadagnare) e tratti male i bambini, non li fai giocare ma vai a fare la tua spesa e ti fai pagare pure? Le telecamere, per questi due lavori, dovrebbero essere obbligatorie e chi sbaglia, con grave colpa, dovrebbe pagarne le conseguenze.
E che le pene siano certe, senza attenuanti.
Vogliamo parlare, poi, degli amministratori della cosa pubblica? La cosa pubblica non è che perché è pubblica non sia di nessuno; la cosa pubblica è di TUTTI e siccome è patrimonio di TUTTI, non si tocca. Comperare un iceberg (come pensavano di fare a Città del Capo per ovviare alla siccità durata tre anni) dovrebbe essere vietato perché quell'iceberg non è del primo che se ne appropria. Quell'iceberg serve per il pianeta, per la salute del pianeta e quindi è di tutti.
Le foreste non si possono incendiare o tagliare per farne profitto perché sono patrimonio dell'umanità. La Responsabilità Civile dovrebbe essere legge dettata e scritta dall'ONU proprio per evitare che gli artigli di pochi possano depauperare le ricchezze di tutti.
Gli amministratori comunali, provinciali, regionali, nazionali dovrebbero tutti sottostare alla legge della Responsabilità Civile; mi tagli un albero? Ne devi piantare almeno dieci, la legge che seguivano i nazisti ma al contrario: per ogni albero morto, ne voglio almeno dieci vivi, ben piantati, grandi, rigogliosi. Lasci che taglino un albero? Devi pretendere che quel privato che l'ha tagliato ne pianti almeno dieci, belli, vivi, grandi, grossi, rigogliosi.
Un bulletto rompe la panchina? Non mi interessa se ha un anno o diciassette. In America processano i minori come adulti quando uccidono o sono pericolosi per la comunità. Da noi esistono i tribunali dei minorenni: se non giudicano il minorenne colpevole (perché, poverino, si annoiava) allora i danni li paghino i genitori colpevoli di non aver dato la giusta educazione civile a quel minorenne.
Sei un giudice dei minori ed hai lasciato che si facesse mercato sui bambini e gli adolescenti per profitto? Ah, be', tu sei un giudice. Altro che Responsabilità Civile: ti cancello dall'albo professionale e ti vieto di fare quella professione per tutta la tua vita ed insieme a te faccio altrettanto a tutti quelli che ti hanno coinvolto, corrotto e pagato.
Ecco spiegato perché io credo in una UTOPIA: perché una legge così non verrà mai fatta, proprio perché significherebbe che tutti i politici coinvolti, corrotti, specialmente in Italia, finirebbero in carcere. Perché non c'è reato più grande di quello di imbrogliare intere generazioni con promosse vane, che non potranno mai essere mantenute; non c'è reato più grande di quello di depauperare le ricchezze di un intero paese per arricchirsi.
In America Al Capone non fu mai trovato con le mani insanguinate ma riuscirono a metterlo in carcere per non avere pagato le tasse.
In Germania, in tempi più recenti, diciamo negli anni '70, funzionari che venivano corrotti o prendevano bustarelle finivano in carcere.
In Giappone gli unici che non devono inchinarsi davanti all'Imperatore sono gli Insegnanti, nobile stirpe di persone che educano i giovani, ancor prima di insegnare.
Ecco perché io continuo ancora a credere in UTOPIA: ci sono persone etiche, nel mondo e anche da noi, in Italia; persone che, nonostante tutto, continuano a lavorare, ad "operare" andando controcorrente, spendendo tutto, se stessi ed il proprio denaro, per la comunità.
Credo in UTOPIA, L'Isola che non c'è perché "credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani".

Saturday, May 04, 2019

Sogni premonitori

La nostra vita è fatta di avvenimenti che possiamo controllare, decisioni prese o non prese, scelte fatte o non fatte e da avvenimenti che non possiamo controllare come infortuni, lutti, disgrazie, malattie.
A me capita spesso di sognare le persone a cui voglio bene in determinate situazioni che mi fanno intuire se si trovano in difficoltà di salute.
Mi capita anche di avere visioni notturne e sogni, udire voci ...e di tutto questo ne ho scritto.
Il mio romanzo storico L'Archiatra è pieno di questo: le scene descritte mi sono venute alla mente lucidamente, come se scorressero in un film; certi avvenimenti descritti sono accaduti a me.
E così anche la seconda saga della protagonista de Il Canto del Bisonte Bianco, La legge di Maat, La Porta del Sole, Io sono la Tigre è infarcita di miei sogni e delle mie visioni.
Quando, quattro giorni fa, il 30 aprile verso le 7,30 del mattino, sono caduta, ho compreso perfettamente la gravità della situazione per il forte dolore provato e mi è venuto subito in mente un mio sogno del 20 settembre 2008 (io per abitudine tengo un diario apposta dei sogni in cui descrivo e cerco di disegnare i sogni fatti nella notte).
Nel mio sogno mi apparivano 8 rotoli di papiro, racchiusi in contenitori di bambù, come quelli che si vedono nei film storici sugli egizi o gli antichi romani, che rappresentavano la mia vita passata.
Il nono lo consegnavo a Sarah dicendo:
"E' il mio nono rotolo, durerà 10 anni ..."
Il totale dava 63 ... e comprendevo, così, che nel mio 63 anno di vita sarebbe successo qualcosa.
Ora, il 63° anno della vita ha inizio già al compimento del 62° e, se vogliamo allargare lo spettro di tempo,  finisce quando si compie il 64°.
A me mancano 25 giorni al compimento dei 64.
Per questo motivo l'altro giorno, quando sono caduta, visto il dolore che provavo e la preoccupazione che qualche organo interno potesse avere problemi a causa della caduta (veramente disastrosa), mi è venuto in mente il mio sogno ed ho pensato a qualcosa di veramente grave.
Non ho detto nulla a mia figlia e a mio genero che subito mi hanno soccorsa; non ho detto nulla a mio marito che è arrivato di corsa dall'ufficio in pronto soccorso.
Ne ho parlato ieri con solo mia figlia, ne ho parlato perché visto il mio recupero in pochi giorni, mi sento leggermente più tranquilla.
Ma il ricordo del dolore provato, della paura di qualcosa di veramente grave, lo uso per essere prudente.
Sono troppo desiderosa di fare e camminare, vorrei uscire con i cani, passeggiare, mi muovo ma non devo dare nulla per scontato e non devo essere precipitosa.
Ed allora, mi sforzo di camminare lentamente, lontano da mobili e spigoli, controllando che gli animali non mi passino troppo vicino; evito ancora (e lo farò per i restanti 20 giorni) di fare scale e camminare troppo a lungo: devono passare almeno venti giorni ed anche dopo mi riprometto di fare attenzione.
Perché ho ancora troppe cose da fare, troppi racconti da scrivere e troppa vita da vivere.

Wednesday, April 10, 2019

Dignità e femminismo

Viviamo in una società difficile e poco comprensibile.
Noi donne abbiamo attraversato i secoli, costruendo la storia, a volte nell'oscurità, a volte prendendoci l'importanza dei nostri ruoli, a volte lottando, a volte riscattandoci.
Anticamente, le donne erano preziose, la società matriarcale riconosceva il loro ruolo sia per il ruolo importante nella procreazione sia per l'organizzazione sociale delle comunità; erano loro che avevano le conoscenze ancestrali della medicina, della cura, della vita, della morte.
Successivamente, principalmente a causa delle religioni monoteiste che hanno preso piede, il ruolo delle donne è stato calpestato, rivoltato, dando a loro la colpa del "peccato", tenendole nascoste dietro un velo, calpestando il diritto persino di vivere o di parlare.
Le lotte per riacquistare l'uguaglianza, le lotte contro le differenze di genere e razziali, il femminismo hanno fatto riprendere alle donne il loro ruolo fondamentale, riconoscendo loro, almeno nelle società industrializzate, il diritto a parlare, a votare, a lavorare, a vivere a testa alta.
Negli ultimi venti anni tutte le lotte e tutti i diritti acquisiti stanno per essere cancellati e pare quasi che gli uomini, che si sono dimostrati incapaci di comprendere la vera importanza delle donne e ne hanno avuto paura, ne godano riprendendosi ruoli offuscati, forse,  dal femminismo.
I femminicidi sono causati da uomini che non riconoscono più alle donne il diritto di pensare, di volere, di volare, calpestando la dignità conquistata con il sangue ed il dolore.
In un periodo economico difficile (in Italia più che in altri stati europei) si dà la colpa alle donne di vivere; in Italia il ruolo delle donne casalinghe che, comunque, continuano a fare il loro lavoro di appoggio alle famiglie, tenendo i figli, sbrigando le faccende di case, curando gli anziani, viene calpestato ogni giorno togliendo loro la possibilità di riscattarsi economicamente.
Avere un governo che pensa a fare promesse solo a carattere elettorale che fa scelte di reddito di cittadinanza invece di pensare di assicurare alle donne che lavorano in casa un minimo di riconoscimento economico, mette le donne, ancora una volta, asservite ai compagni di vita che possono decidere se dare quel riconoscimento o non darlo a chi si occupa giornalmente di rendere la vita quotidiana più agevole per chi, invece, si allontana da casa a lavorare.
I lavori fuori casa non sono mai stati retribuiti, in Italia, in modo uguale; a stessa mansione non corrisponde mai stessa retribuzione nonostante le donne, spesso, siano in possesso di requisiti, competenze e titoli superiori agli uomini che occupano le medesime posizioni.
Con il femminismo, avevamo acquisito almeno il diritto di decidere se lavorare in casa o fuori casa; ma non siamo mai riuscite ad ottenere pari dignità persino tra donne lavoratrici e donne casalinghe.
E gli uomini, troppo spesso, approfittano di questa lacuna.
Sarebbe ora che i politici italiani si interessassero a mettere in atto politiche per la famiglia in questo senso: avere o non avere figli non ha nessuna importanza; essere single o essere in coppia non deve essere una discriminante.
Una volta riconosciuto il ruolo delle donne, siano esse occupate in casa o fuori casa, si dovrebbe provvedere a dare alle donne occupate in casa un importo che possa, almeno in parte, dare loro l'opportunità di provvedere, con un piccolo importo mensile, a qualche spesa domestica per dare loro il riconoscimento dei loro sforzi che si svolgono 24 ore su 24, sette giorni su sette, tra le mura domestiche.
Non occorrerebbero grandi importi; basterebbe un importo minimo, tanto per dire alle donne, finalmente: siete importanti nella nostra società perché la vostra vita si svolge tutta cercando di rendere piacevole la vita a chi deve tuffarsi sulle strade del mondo; siete importanti perché voi siete le educatrici dei nostri bambini che saranno il nostro futuro; siete importanti perché curate i nostri vecchi, rendendo loro dolce il sentiero finale; siete importanti perché siete l'altra metà del cielo e per troppi secoli siete state oscurate, torturate, maltrattate, dimenticate.
Ecco, un piccolo importo mensile, chissà, forse potrebbe evitare anche tanti femminicidi perché le donne maltrattate potrebbero salvarsi e trovare rifugio lontano da chi le maltratta; chissà, forse per i compagni di vita sarebbe una dimostrazione di avere a che fare con persone importanti, con dignità e forse smetterebbero di sentirsi importanti solo perché "lavorano" fuori casa.
Perché la società odierna purtroppo dà importanza alle persone solo in funzione del loro potere economico; con un piccolo aiuto mensile, ogni donna potrebbe essere fiera di dirsi casalinga, senza doversi sentire inferiore a nessuno.
Nessuna donna più si sentirebbe un peso; nessuna donna più si sentirebbe "mantenuta"; nessuna donna più dovrebbe chinare la testa, vergognandosi di lavorare in casa.
E la società ne guadagnerebbe in civiltà.

Sunday, March 24, 2019

Caro amico ti scrivo

E' passato un anno e mezzo da quando te ne sei andato.
Da quattro anni avevi ripreso a cercarmi.
Quando tornavi dai tuoi viaggi, venivi a trovarci, portando il gelato e passavamo una serata a chiacchierare e ad ascoltare i tuoi racconti sulla Cina, l'Australia ... non dimenticavi mai di portarci un ricordo del posto che avevi appena visitato.
Da quando era morto tuo padre, però,  avevi diradato le tue visite ed io ti cercavo, ti telefonavo, telefonavo a tua madre per sapere come stavate. In fondo, andava bene anche così.
Ogni tanto mi telefonavi ed allora ci prendevamo un paio d'ore per andare a prendere una bibita, un caffé.
Poi, un giorno mi hai chiamato, non ricordo da quanto tempo non ci vedevamo.
Mi hai detto: "Ci vediamo? Così, tanto per vedere se ci riconosciamo .."
Ti ho risposto ridendo: "Ma figurati se non ci riconosciamo ... "
Ci siamo dati appuntamento e ci siamo trovati a prendere una bibita, un caffè ....
Parlando, hai iniziato a tirare fuori qualche problema, le gambe che non ti reggevano, tua madre.
Da quel pomeriggio, abbiamo ripreso a sentirci per telefono la sera, come facevamo da ragazzi ed i problemi hai iniziato a sviscerarli un po' di più, tu, che ascoltavi molto ma parlavi poco di te.
Almeno, con me, non avevi mai accennato a problemi; d'altra parte, anche io di me ti parlavo poco, per non coinvolgerti nei miei problemi.
Camminando in punta di piedi nel terreno in cui mi trovavo parlando con te, ho iniziato a darti qualche consiglio, ma avevi anche tante altre persone che ti tiravano di qua o di là; io ascoltavo, qualche volta accennavo al mio pensiero ...
Poi sei andato in ospedale; ho iniziato a venirti a trovare più spesso.
Fino a passare parecchie ore con te e poi anche a casa tua, con tua madre.
Ho osservato, ascoltato, guardato; lasciandoti parlare, lasciando che altri ti dessero consigli, parole, parole, parole ... ho iniziato anche a sognarti, in casa tua, in mezzo a tante persone, a tanta confusione.
Hai avuto due o tre ricoveri, di diverso tenore e le mie visite sono diventate sempre più assidue.
Poi ho iniziato a stare con te tutto il giorno; a seconda di come andava la giornata e la serata, ho passato con te dalle 12 alle 15 ore. Tutte le festività del tuo ultimo anno di vita le abbiamo passate insieme, con anche tua madre che andavamo a trovare tutte le settimane, quando non dovevi fare visite o altro.
Ecco, sono felice di avere avuto la possibilità di esserti vicina gli ultimi quattro anni.
Abbiamo avuto tanto tempo a disposizione per chiarire tutto, parlare di tutto, senza lasciare nulla di sospeso.
Sorrido al ricordo di quella volta che tu mi hai detto che non ti saresti mai aspettato di avermi vicina.
Anche tua madre una volta ha detto che non si sarebbe mai aspettata di avere la Lilly a farle la doccia.
Ed io ti ho risposto che ero stupita io del tuo stupore; non tanto di quello di tua madre che, in fondo, mi conosceva solo (da 40 anni) per telefonate abbastanza formali.
Ma mi stupiva il tuo stupore perché tu conoscevi tutto di me.
In fondo, a 63 anni, sono ancora la ragazzina di 14 anni che tu ricordavi con la mantellina grigia con per mano il fratellino ...
Abbiamo avuto l'occasione, caro amico, negli ultimi tuoi quattro anni di vita, di stare vicini, di confidarci ancora come facevamo allora.
Avrei voluto avere ancora altro tempo, con te; lo speravo.
Ma è proprio per quel lungo periodo che abbiamo passato insieme, principalmente per quel periodo di grande confidenza che non potrò mai dimenticarti.
Sono stata felice di esserti stata vicina.
Mi auguro sia stato così anche per te. So che è stato così anche per te.
Nonostante la fatica e la sofferenza che ora, certamente, potrai dimenticare.


Wednesday, March 20, 2019

Insonnia e .... presenze

La notte scorsa non ho dormito; inizia la stagione primaverile e per me inizia la stagione delle allergie. Sternuti, solletico al naso gocciolante, tosse ... una notte infernale.
A metà nottata, dunque, da sveglia, sento che un animale si sta accomodando ai miei piedi.
Ne sento il peso, sento il materasso abbassarsi, sento sui miei piedi il suo peso.
Controllo: Pupa è in mezzo a noi, tra le mie gambe c'è Apple.
Forse è Briciola che, normalmente, viene sul letto solo i primi minuti e poi preferisce stare comodo e largo nella sua cuccia, ma forse, a metà nottata, vuole avvicinarsi.
Alzo la testa, quindi, per guardare chi è e vedo, in contro luce (teniamo sempre la tapparella, di fronte al letto, un po' alzata perché io voglio sempre un po' di luce) e vedo la sagoma di un gatto soriano: la sua testolina, con le orecchie dritte, il corpicino adagiato comodamente.
Forse è Psiché che è riuscita ad aprire la porta.
Mi siedo e la vedo distintamente, sui miei piedi; allungo la mano per accarezzarla ma .. la mia mano si posa sulla coperta.
Niente, nessuno, la gatta non c'è ....
Allora sorrido; l'unica gatta che dormiva con noi, stando ai piedi del letto, era Creamy, gatta soriana, la nostra prima gatta, vissuta con noi dieci anni e deceduta ormai 23 anni fa ...

Monday, March 18, 2019

Festa del papà (2)

Quando si diventa genitori, c'è bisogno della collaborazione dei papà.
Le mamme hanno bisogno della collaborazione del papà.
E non posso che augurare alle giovani donne che diventano o sono già mamma di avere di fianco un compagno che sia in grado di fare il papà.
Mia figlia, a dir la verità, non ha auto un papà ed una mamma ma ha avuto una mamma ed un mammo.
Avendo avuto il taglio cesareo, i primi quindici giorni avevo assoluto bisogno dell'aiuto di qualcuno; non volli a fianco mia madre perché desideravo che la bimba venisse maneggiata dal padre, pensando che tanto eravamo ignari di come essere genitori tutti e due. Quindi, tutti e due dovevamo imparare, a nostre spese e anche a spese della bimba, come dover fare.
Non aveva importanza se il pannolone (complicato, con triangolo e ciripa') aveva qualche piega, inizialmente; l'importante era che fossimo noi due a maneggiarla, che la bimba sentisse il nostro odore, sentisse le nostre mani, anche con un po' di insicurezza ma con tanto amore.
E devo dire il papà di Sarah fu bravissimo.
Tenendo la cesta a fianco del letto, gli scricchiolii della piccola ci tenevano svegli, i primi giorni.
Poi ci abituammo ma quando piangeva eravamo pronti per assecondare i suoi bisogni che, a dir la verità, per i primi tre mesi erano assillanti. Ogni tre ore Sarah faceva il suo pasto; significava cambiarla prima e dopo l'allattamento (al seno) quindi l'intervallo era molto più breve.
Io avevo difficoltà ad alzarmi a causa della montata lattea, veramente dolorosa.
L'aiuto del papà era essenziale e lui si alzava, la cambiava, aspettava che l'allattamento terminasse, me la riprendeva, la ricambiava e la metteva nella cestina.
Nonostante la mattina seguente lui dovesse andare a lavorare.
Confesso che aspettavo il suo ritorno dal lavoro per fare il bagnetto alla piccola, sentendomi insicura e timorosa a mettere la bimba nella sua vaschetta.
E così, negli anni, Sarah con il suo papà faceva i compiti di alcune materie e con me altre materie; divenne molto naturale scambiarsi gli impegni, gli orari con quelli di Sarah. e Sarah è stata una bimba molto impegnata nello sport.
Ecco perché Sarah non ha avuto una mamma ed un papà ma ha avuto una mamma ed un mammo.
Per questo motivo, anche Luca dovrebbe essere festeggiato nel giorno della festa della mamma.
Ma per essere tradizionalisti, è un papà.
Ed allora gli faccio gli auguri tradizionalmente, per il 19 marzo, per la festa del papà ringraziandolo perché è solo grazie al suo aiuto se sono riuscita a fare la mamma senza paura.

Festa del papà (1)

Sono contenta di aver sempre detto a mio padre quanto gli volevo bene; lui mi ha tenuto sulle ginocchia fino a 22 anni, quando mi sono sposata.
A scuola era lui che incontrava gli insegnanti e quelle delle superiori facevano sempre commenti galanti nei suoi riguardi; nonostante i capelli bianchi sin da giovane età, aveva un portamento giovanile e gentile, specialmente verso il gentil sesso. Non si tirò indietro quando ci furono le elezioni (decreti delegati) per i rappresentanti di classe e mi ha aiutato tanto, specialmente gli ultimi due anni, quando ho organizzato lo sciopero per mantenere l'orario con i cinquanta minuti.
Quando abbiamo occupato il provveditorato, lui c'era, nascosto dietro i muri, a controllare che non succedesse nulla di pericoloso e, tornati a casa, mi confessò di aver notato qualche elemento della digos che controllava i movimenti degli studenti. Non successe nulla, tutto avvenne in modo pacifico, ma in quell'epoca era facile che gli scioperi prendessero pieghe incontrollabili. E lui era lì.
Quando cominciai a lavorare come commessa, mi comprò la bicicletta per i miei spostamenti verso il centro; quando tornavo, dopo pranzo mi stendevo sul divano e lui, me ne accorgevo, mi metteva il panno perché non mi raffreddassi.
Quando mi sono sposata, mio marito fu uno dei primi obiettori di coscienza ed eravamo controllati. Ma c'era mio padre che ci guardava le spalle; anche quando facevamo assistenza sociale con i ragazzini che iniziavano,purtroppo, a drogarsi e a frequentare casa nostra. Mio padre controllava.
Quando nacque mia figlia, veniva a fare il suo giro, beveva il suo caffé, mi chiedeva di mettere il disco di Teresa De Sio di cui non capiva le parole (nonostante fosse di Caserta) ma gli piaceva ascoltarla, gustando il caffé.
Chiamò mia figlia Donna Sarah , (lui che amava dare i soprannomi) quel giorno in cui, nel salutarla, (lei aveva 7/8 mesi) le baciò la manina; mia figlia glie la ridiede una seconda volta ed una terza volta per farsela baciare. Da quel giorno la chiamò Donna Sarah ...
Mio padre era però di poche parole; non amava raccontare troppo delle sue esperienze di guerra, di resistenza con la divisa.
I racconti di famiglia vengono trasmesse oralmente dalle donne, in genere, non dagli uomini.
E lui non era una eccezione.
Ma quando avevi bisogno anche solo di uno sguardo, lui c'era.
Grazie, babbo, grazie di tutto, non ti dimenticherò mai.
E, non dimenticarlo, ti voglio bene.

Saturday, March 16, 2019

La lezione di Greta

Sarah ed io siamo andate allo sciopero per il clima che si teneva a Parma ieri.
E' stata una esperienza emozionante perché vedere che i giovani non sono addormentati ma ben attenti ai problemi del mondo è stato entusiasmante.
Avevo perso ogni speranza, lo devo confessare.
Facendo le passeggiate con i nostri cani, mi ritrovo sempre a raccogliere immondizia, in giro per il bel paese dove abitiamo.
Quando abbiamo fatto la scelta di lasciare la città, venticinque anni fa, è stato per abitare in campagna, con un'aria meno inquinata, con la possibilità di poter vivere una vita più attaccata alla terra.
Ma in questi anni, ho notato una incuria terribile non tanto da parte dell'amministrazione; lo sappiamo che i comuni, negli anni, hanno perso potere di decisione ed hanno perso fondi.
No, l'incuria è ancor più grave, perché è quella che hanno le persone nei riguardi della cosa pubblica; ed i giovani troppo spesso sono la causa di questa incuria. Fanno sport, ma abbandonano le bottiglie, le lattine nei prati; si ritrovano fra loro, alla sera ed abbandonano le carte delle pizze e le bottiglie e le lattine di birra; rompono e rovinano gli arredi urbani facendo del male a tutti.
Avevo abbandonato l'idea di poter trovare dei giovani attenti all'ambiente.
Già alcuni anni fa avevamo fatto un gruppo ecologico per fare la pulizia dei parchi ma non è stato possibile coinvolgere i giovani; inoltre, quando è la politica che entra in certe iniziative, purtroppo si assistono a degli scontri fra persone che vogliono la visibilità che non fanno onore a nessuno.
Ultimamente, Sarah mi ha coinvolto in questa nuova iniziativa per pulire, nel nostro piccolo, una volta alla settimana compatibilmente con i nostri impegni famigliari, vari spazi pubblici, parchi (qui ne abbiamo per fortuna tanti) ed aiuole più o meno grandi. L'amministrazione ci ha prestato due rastrelli e ci ha fornito dei sacchi per le varie raccolte.
Facciamo pulizia e differenziamo i rifiuti.
Sarebbe bello poter coinvolgere le scuole (abbiamo asili, elementari e medie) ma pare che ci sia qualche ostacolo che noi, ingenuamente, non vediamo e non riusciamo a saltare.
E questo, mi aveva fatto perdere ogni speranza nei riguardi dei giovani.
Ma vedere, ieri, in città a Parma 10,000 persone, studenti, insegnanti, genitori, nonni a manifestare tutti insieme per l'ambiente mi ha riempito di una nuova speranza.
Di giovani attenti alle tematiche ambientali ce ne sono; di giovani pronti a manifestare ce ne sono; di giovani pronti a metterci la faccia e le mani (erano organizzati anche per tenere pulite le strade che facevano parte del corteo) ce ne sono.
Non dobbiamo perdere la speranza.
I buoni messaggi, le buone lezioni, ancora attecchiscono.
Grazie Greta!